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È nato un figlio, ma anche una mamma e un papà.

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Partorire all’estero crea dinamiche diverse da quelle di donne che partoriscono nella città dove ci sono la famiglia di origine e le amicizie, che creano punti di sostegno, ma anche qui ci sono i pro e i contro. Avere una famiglia vicino non sempre aiuta ad avere il giusto supporto psicologico, come stare lontani e partorire all’estero non sempre è motivo di solitudine. Ribaltiamo i piani: sono contenta di aver partorito all’estero, perché quella apparente solitudine era in realtà un silenzio profondo, che mi connetteva alla mia nuova realtà, alla mia nuova dimensione, al mio nuovo ruolo di mamma, e questa mi è servito e non l’ho mai percepita come una vera solitudine. Quando in una coppia nasce un bimbo per la prima volta non solo nascono anche una mamma e un papà, ma si creano nuovi piani relazionali. La mamma dovrà conoscere il bebè che ha di fronte, il bebè dovrà conoscere la mamma e aprenderne l’odore, il suono della voce, il carattere. Allo stesso modo questo canale di conoscenza si instaurerà tra padre e figlio. La nuova famiglia si dovrà conoscere reciprocamente e non c’è migliore modo che farlo da soli. Il mio consiglio è proprio quello di vivere i primi giorni in tre, io mammete e tu. Considerando con rispetto chi ha preferito fare diversamente, ritengo che avere persone a casa o visite durante i primi giorni sia pura fatica, sia per la mamma che ha affrontato un parto e ha bisogno di riposo, sia per questa nuova tappa di conoscenza che si sta sviluppando. Il post partum è un periodo delicato, particolare, penso che senza averlo vissuto prima nessuna donna se lo possa immaginare davvero per quello che è. Facendo la premessa che ogni esperienza è unica, si può affermare che la così detta “quarantena”, i quaranta giorni dopo il parto, sia caratterizzata da cambiamenti ormonali che spesso fanno sorgere tristezza, insicurezze, dubbi; domande tipo e ora che ci faccio con questo bimbo? Adesso perché piange? Sono devastata dal sonno, quando potrò farmi una doccia? La doccia, che ricordi! Era il momento ambìto della giornata. Vi parlo delle prime settimane dopo il mio primo parto, con il secondo figlio è stato tutto diverso, i cambiamenti erano altri, poi vi racconterò quando sarà il momento di parlarvene. Ora torniamo alle sensazioni del primo post partum: una continua sensazione di novità, prima di tutto. Ciò che vi consiglio per affrontare al meglio tutti i cambiamenti che vi si proporranno è quello di essere uniti. L’appoggio pratico, affettuoso e psicologico del compagno/marito è fondamentale nella coppia e sopratutto per la serenità della neomamma, si sentirà supportata, capita, amata. Ciò è fondamentale perché poi la mamma trasmetterà questo senso di tranquillità e di rassicurazione al bimbo. Una donna è già di per se un individuo forte, dopo aver partorito ha dimostrato a se stessa e al compagno di quali forze parliamo, ma la forza non è solo quella fisica è soprattutto quella psicologica. Saper affrontare la soluzione dei problemi avendo da gestire un neonato con poche ore di sonno al giorno è un compito davvero da super eroe, ma si fa, tranquille mamme, che si fa, siamo state progettate dalla natura anche per questo. Quando sei mamma all’estero a un certo punto dici a te stessa che ce la devi fare, perché non hai nessuno che ti possa aiutare, non hai alternative. L’istinto materno è la linea guida. Mamme, giorno dopo giorno, stando a contatto con il vostro cucciolo lo imparerete a conoscere e a seguire. Voi e solo voi saprete riconoscere se vostro figlio piange per fame o per sonno o perché vuole essere confortato stando in braccio. Siete voi stesse che vi guidate, ascoltatevi. Il mio consiglio è di essere positive, di far fronte alla stanchezza e di pensare che altre donne hanno e stando avendo un’esperienza simile alla vostra, così non vi sentirete sole, ma parte di un gruppo molto grande. Come dicevano i latini “Beata solitudo, sola beatitudo“, tradotto dal latino “beata solitudine, sola beatitudine”. Questo lo dico per i primi giorni, infatti vi sconsiglio di far venire a casa parenti e amici che vogliono chiacchierare, fare gli ospiti, pensando in buona fede di portare compagnia. Sarebbe troppo faticoso sia per la mamma che per il neonato districarsi in tanti rumori, chiacchiericci e confusione, ciò vuol dire comunque disperdere energie. Facciamo adattare i bebè al mondo piano piano, con dolcezza e rispetto dei loro tempi. Se proprio abbiamo voglia di ospitare qualcuno a casa, allora consiglio di chiedergli di cucinarci qualcosa, vista la impossibilità di farlo noi con i tempi super ridotti, oppure di farsi lavare i piatti o addirittura di farsi stendere la lavatrice, insomma che sia una visita di aiuto, che possa agevolare l’allattamento e le prime fasi di simbiosi della mamma con il bebè, che continua dopo la gravidanza, sotto altre forme e in fasi di continua evoluzione. Vi giro un cosiglio che a me è servito molto, ritagliatevi del tempo per uscire con il bebè, che sia solo per un’ora, per fare il giro del palazzo o per sedervi ai tavolini di un bar. Uscire da casa con il bebè è un buon modo per ritornare alla socialità, vedere persone, ma con i tempi di una neomamma. In sintesi fate affidamento sulle vostre forze, mamme, questo è un modo per crescere come famiglia, perconoscere davvero i vostri figli, per perseguire con autostima il valore dell’indipendenza e della fiducia in se stessi.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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