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Storie di una semplice W W

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Eccomi di nuovo a raccontare una storia di una mamma a Barcellona, a raccontare di me. Colgo l’occasione per dirvi che oggi è esattamente un mese che ho aperto questo blog. Mi sento entusiastia e lanciatissima! L’idea di riprendere a scrivere e soprattutto di ricominciare a fare qualcosa per me dopo quasi cinque anni di attività di mamma a tempo pieno mi sta regalando un’energia in più. Sento che è il momento di riprendere in mano le ambizioni e la crescita personale. Per riprendere in mano la ricerca di un lavoro dovrò aspettare ancora un anno, quando anche il mio figlio più piccolo inizierà la materna. Come vi ho già accennato, la scelta di essere una mamma a tempo pieno significa non solo rimandare l’ingresso nel mondo del lavoro, ma anche togliere spazio ai propri progetti nell’immediato presente. Dedicarmi interamente ai miei figli è stata una mia libera scelta, dettata dal cuore. Capisco che ogni donna fa la sua, che non di può giudicare, che non è la stessa per tutte le mamme. Personalmente mi sono sentita di lasciare tutto da parte e di dedicarmi amina, cuore e testa alla crescita dei miei figli, essendo così presente al cento per cento nella loro educazione. Ciò comporta sacrifici personali, ma era quello che mi sentivo di fare. Etimologicamente la parola sacrificio ( dal latino sacrum “azione sacra” e ficium dal verbo facere “fare”), ha per il valore di “rendere sacro”. Di conseguenza il mio senso di sacrificio sottolinea non tanto la fatica, ma la dedizione libera, eseguita con l’amore. C’è da aggiungere che la società che cambia ci impone spesso nuove abitudini. Qualche decennio fa era più normale che una mamma scegliesse di dedicarsi ai lavori di casa e facesse la casalinga a tempo pieno. Al giorno d’oggi quasi tutte le donne preferiscono lavorare. Perché? Immagino perché vogliano sentirsi indipendenti economicamente e mentalmente. Durante gli anni sessanta, come sappiamo c’è stato l’inizio del cambiamento di diritti civili delle donne. Mi sento e mi sentirò sempre un animo femminista, ma non nel senso della rabbia e dell’aggressività, sono pacifista, ma perché con le idee chiare e che sa replicare quando ce vo! Insomma, mi piacerebbe trasmettere ai miei figli, soprattutta alla femminuccia che bisogna impegnarsi per guadagnarsi ciò che si vuole se si vuole emergere come donna in un mondo dove purtroppo per le donne è ancora faticoso emergere. Scusate, non fraintendetemi. A me l’equilibrio uomo – donna piace. Mi piace nel senso che l’equilibrio secondo me è alla base dell’esistenza umana. Partendo dall’idea che il cervello dell’uomo pensa in un modo e quello della donna in un altro possiamo comunque dire di avere bisogno l’una dell’altro, pr tanti motivi esistenziali, quotidiani, sentimentali, riproduttivi. Completarsi vuol dire molto sia in natura che in società. Le società, come dicevo, sono cambiate, ora ci sono molti più asilo niso dove lasciare i propri figli, pr vari motivi, soprattutto perché le mamme lavorano. A me questa scelta non piace e neanche alla maggior parte della pedagogia, ma purtroppo ora l’andamento è questo. Mi sembra di trascurare tutto ciò di cui ha bisogno un bambino piccolo, per cosa? Non critico, non giudico, non voglio biasimare chi fa questa scelta, ogni decisione porta i suoi lati positivi e negativi e ogni decisione è data da particolari dimaniche familiari legate al denaro, per esempio. Penso solo, e ne sono convinta, che i bimbi piccoli debbano stare il più possibile con la loro mamma, almeno nei primi tre anni di vita del bambino. Perché? Perché il bimbo si rispecchia nell’educazione della mamma, si sente accettato, protetto, curato, coccolato, perché è il suo cucciolo, perché la mamma è il suo mondo. Insomma ritengo che sia il modo per farlo crescere sereno, sicuro e forte. Non fraintendetemi, un figlio cresce con queste qualità pur avendo una mamma lavoratrice che nel tempo libero si dedichi a lui con energia e consapevolezza, ma perché solo nel tempo libero e non in tutta la giornata? Mi rendo conto che questo è un tema che scotta. Parlo della mia esperienza, magari un’altra mamma mi racconterebbe della sua contenta perché diametralmente opposta. A me sta a cuore la serenità e la salute psicologica dei miei figli. S non ci penso io a loro chi ci pensa? Una persona sconosciuta? Vorrei continuare a sentirmi la unica responsabile di questo (insieme a mio marito), e lo sono. Lo sono pure per cause di forza maggiore, nel senso che essendo una mamma all’estero senza aiuti quotidiani che non siano quelli del marito che torna a casa la sera dopo il lavoro, mi devo organizzare per forza in modo da dare un’educazione ai miei figli senza delegare altri. Molto spesso mi è capitato di parlare con mamme, italiane e non, che mi hanno detto, preferisco lavorare, io a lavoro mi risposo! Certo, pensavo. Anche perché riflettiamoci bene, una mamma che lavora ha una scusa in più per farsi bella la mattina, per curare se stessa andando più spesso dall’estetista o per comprare scarpe e vestiti che serviranno per andare a lavoro. Poi una mamma che lavora esce di casa, prende l’autobus o la metro (parlo di Barcellona dove i mezzi pubblici funzionano abbastanza bene), o la bicicletta, o la macchina e stacca dalla vita dei figli e della casa. Quello staccare è davvero molto prezioso, questo lo riconosco. Allora perché non ho fatto anche io questa scelta? Perché, perché, perché… siamo diversi. Per me alla fine ha vinto su tutte la voglia di stare dietro ai miei figli, di giocarmi il ruolo di madre in prima linea, diventando così per loro il punto di riferimento. So che mamma sta lì, perciò ho più sicurezza per cominciare ad esplorare il mondo. Insomma per creare punti di riferimento. Non fraintendetemi, ció comporta lavoro e fatica. Passare da sola tutta una giornata con i bambini piccoli (i miei hanno inizato ad andare a scuola a tre anni) comporta un grande sforzo mentale, di concentrazione, di responsabilità, oltre a quello fisico. C’è da dire che sono arrivata alla maternità trentaquattro anni per la prima bimba e a trentasette anni per il secondo bimbo. Quando sono diventata mamma avevo soddisfatto ogni mio bisogno di ragazza, di persona di donna. Fino a quel momento avevo fatto viaggi, comprato vestiti e scarpe, vissuto cene fuori, cinema, teatro, apaeritivi e chiacchiere con le amiche, oltre alle conoscenze dei ragazzi. Lavoravo dall’età di diciannove anni. Avevo pubblicato già tre libri di poesia e due di favole, mi ero laureata. Insomma mi sento di dire che sono arrivata alla maternità realizzata e soddisfatta delle mie esperienze di vita di ragazza. Con questo voglio dire che il fatto di essermi fermata dal fare tutte queste cose per dedicarmi a fare la mamma a tempo pieno non mi è pesato, non mi sono sentita privata di qualcosa, perché avevo già fatto le mie esperienze prima. Questo è un consiglio che mi piacerebbe dare alle giovani donne, prima di tutto realizzatevi nello studio e nel lavoro e poi dedicatevi a conoscere voi stesse in primis e poi il mondo e i ragazzi. Certo se una donna si innamora ben venga, ma non bisogna buttarsi a capofitto nella storia trascurando se stesse e il proprio sentire. Questo è il valore che conferisco al nuovo femminismo. Come recita la massima religiosa greco antica sul tempio di Apollo a Delfi e citata da Socrate Conosci te stesso (in greco antico γνῶθι σαυτόν). Secondo me questo è e sarà l’aforismo più completo e importante per la mia filosofia di vita. Essere dipendente economicamente da mio marito ora che non lavoro, per la scelta di stare a casa con i bimbi per i primi tre anni della loro vita non mi pesa, perché so chi sono e soprattutto sono la migliore amica di me stessa, a questo ci sono arrivata con una certa consapevolezza. Qualche mese fa in un negozio ho comprato con ironia una maglietta di Wonder Woman che ho messo per ora poche volte, ma che tengo simbolicamente nell’armadio. Penso che la maggior parte delle mamme sia quelle lavoratrici che quelle a tempo pieno indossino una maglietta segreta di Wonder Woman sotto i vestiti, un’identità alla fine per nulla segreta. Siamo tutte delle eroine. Essere mamme comporta giornalmente superpoteri: pazienza, sensibilità, empatia, forza d’animo, coraggio, libertà, altruismo, sacrificio, bontà, determinazione, costanza, impegno, amor proprio. Il vero potere appartiene alle donne, di questo ne sono convinta. Non è un potere legato all’aggressività e all’avidità, ma un potere che elargisce amore, sicurezza, dolcezza, rassicurazione, conforto, ascolto, pazienza. Voi che ne pensate? Lasciate un commento ed iscrivetevi al blog.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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2 Risposte

  1. Natalia ha detto:

    Sono d’accordissimo! 🙂
    E conosco molti uomini che condividono queste idee… Certo, non significa superiorità rispetto agli altri. Ma il nostro è un modo diverso di vedere il mondo e soprattutto di “sentirlo”.

    • Chiara Elia ha detto:

      Come recita il titolo di un libro famoso che ho letto anni fa di John Gray: gli uomini vengono da marte, le donne da venere. A ciò aggiungo, a ognuno i suoi superpoteri, che vengono da mooolto lontano!

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