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La gestione dei cartoni animati

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Come laureata in Sociologia della Comunicazione sono molto interessata a come cambiano sia i mezzi di comunicazione che i suoi contenuti. Oggi con l’era digitale possiamo usufruire di informazioni in vari modi, attraverso gli shartphone, i tablet, la radio, il computer e la vecchia televisione. All’università feci un esame di Storia della Radio e della Televisione con il quale ebbi modo di approfondire la storia della società e dei suoi poteri attraverso i mezzi di comunicazione. Al giorno d’oggi i nostri figli possono arrivare a vedere i cartoni animati i vari modi e in tempi molto rapidi. Da qui l’esigenza di seguirli e di rimanere accanto a loro quando li guardano, di non lasciarli da soli a se stessi con video troppo eclatanti per la loro età. I contenuti sono spesso ambigui e necessitano di una guida adulta per essere spiegati e per non creare equivoci nella testolina dei bimbi, per agevolarne nell’apprendimento e i suoi significati. Sei anni fa, quando mi trasferivo a Barcellona, mio padre, grande fan della televisione in generale, insistette per regalarmene una nella nuova casa catalana, dove ero da poco approvada. Così impari la lingua! Mi diceva. In tutti i modi ho cercato di dirgli che non m’interessava. Pur essendo una donna studiosa della società e della comunicazione la televisione non mi piaceva e non la vedevo da anni. Sì che invece amo i buoni film e il cinema, e i contenuti pubblicitari. Attraverso questi ultimi mi piace capire quali sono i valori veicolati, le strategie usate le immagini scelte, insomma penso che ci sono pubblicità che a volte sono proprio fatte ad arte. Quando facevo dei viaggi mi piaceva subito osservare attraverso le pubblicità quali erano i valori veicolati da quel paese. Adesso con la globalizzazione tutto ciò è più sfumato e difficile da cogliere. L’importante è che sopravivvano le identità locali, le tradizioni, ma qui ci incamminiamo in un altro argomento, molto interessante, che magari tratterò in un’altra occasione. Oggi vorrei focalizzarmi sulla gestione dei cartoni animati in famiglia. Da che età iniziare a farli vedere? Per quanto tempo? Come faccio a fare accettare ai miei figli il fatto che bisogna spegnere la televisione? Riallacciandomi al regalo che voleva farmi mio padre in modo ostinato, la smat tv, devo dire che non solo aveva ragione, ma che lo continuo a ringraziare per avermela ragalata, anche se ormai è un anno e mezzo che non c’è più (bravo papà che hai insietito!). Mio padre mi volle regalare una televisione intelligente, una smath tv. Dall’alto della sua anziana età aveva intuito che quello sarebbe stato il futuro della televisione, una che va su internet! Molto meglio, pensai. In questo modo non sono costretta a vedere i contenuti che mi propongono, che spesso per contenuti spazzatura, non mi piacciono proprio, stereotipati e commerciali. Con una televisione intelligente invece posso scegliere per esempio se andare su YouTube e selezionare i cartoni animati o altro. Grazie papà, oltre ad allenare così lo spagnolo e il catalano, ora m’intrattengo i miei figli con vari cartoni animati, anche vintage. Spesso cerco quelli che vedevo io da piccola o video che parlano di animali veri, in modo che li conoscano, per rendere la visione educativa. In questo periodo i cartoni preferiti dei miei figli sono la Pantera Rosa e il Camioncino Leo. Devo dire che piacciono molto anche a me. Mi metto con loro il pomeriggio e li vediamo insieme, in modo che possa spiegargli cosa stanno facendo i protagonisti, cosa gli succede. Per non creare stati d’animo frustrati con pianti e capricci per quando sarà il momento di spegnere la televisione, ho pensato di introdurre la sveglia. Anche qui un richiamo a un’associazione. Quando sentono il suono della sveglia del cellulare di mamma, vuol dire che devono aspettare la fine dell’episodio per poi spegnere la televisione. All’inizio gli costava, piangevano comunque un po’ dopo avere spento, poi l’hanno accettata e mia figlia più grande ora la spegne da sola. Adesso che mia figlia ha quasi cinque anni la situazione è davvero migliorata. Ora abbiamo accantonato la sveglia e abbiamo introdotto il numero di episodi. Se prima la sveglia suonava dopo trenta, quaranta minuti, adesso abbiamo pattuito il numero dei cartoni. Quando era più piccola spesso la lasciavo anche da sola a guardare la televisone, con programmi e video decisi a priori come cartoni educativi, favole, video sulla manualità con il pongo o sui disegni, così potevo dedicarmi ad altro, molto spesso alle faccende di casa, ma poi quando era il momento di spegnere, considerato il suo cervello troppo esposto e sovrastimolato, si metteva a strillare, passava dalla calma dell’attenzione al video all’isteria e ai capricci, perché i cartoni erano finiti. Considerando che le regole sono regole e che vanno rispettate, spiegavo a mia figlia che ormai il tempo era finito, che la sveglia era suonata, che il suo cervello e i suoi occhi si erano stancati, insomma che il suo stato d’animo di bimba innervosita e capricciosa era la conseguenza dalla troppa esposizione ai video. Da lì la scelta di non farglieli assolutamente vedere dopo cena. Secondo me il cervello da una certa ora in poi non deve essere più sovrastimolato o eccitato. Adesso che la bimba è più grande e che il fratellino la emula in quasi tutto siamo passati per gradi a una nuova strategia, contiamo gli episodi. Ora vediamo insieme tre espisodi della Pantera Rosa da cinque minuti l’uno e tre del Camioncino Leo pure da cinque minuti l’uno, in totale mezzora di cartoni animati. Quando il tutto sta per finire comincio ad anticipargli che tutto l’incantesimo sta per svanire, che tutto si torna alla realtà. Comincio lentamente a contare fino a dieci, dove a uno si spegne. Qualche volta mia figlia continua a risentirsi quando sopraggiunge la fine, ma questa è la vita. Da qui uno spunto per un insegnamento, saper accettare che una cosa che ci piace possa finire e passare a un’altra attività. Se ci pensiamo bene, non capita di apprendere questo insegnamento anche dalle favole, da una situazione di incantesimo e di magia dopo un po’ si ritorni alla realtà? D’altronde è la fantasia ciò che deve di più regolamentare il gioco dei bambini. Viva la fantasia.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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2 Risposte

  1. Natalia ha detto:

    Molto interessante la storia delle strategie!
    Se mi metto nei panni di una bambina, in effetti, sento che il suono della sveglia diventa parte dell’attività che sto svolgendo! E quindi riesco ad accettarla con più facilità (soprattutto se la sveglia è una musichina…).
    Ma hai porvato ad usare il metodo della sveglia anche per segnare l’inizio di un’attività?
    Anche contare i cartoni animati mi sembra molto utile, gli dà un senso di responsabilità e gli permette di scandire il tempo, che spesso passa senza che te ne accorga!
    Molto intelligente!

    • Chiara Elia ha detto:

      Ciao Natalia, grazie per avermi lasciato un commento. Sono contenta che tu condivida con me questi metodi strategici. La sveglia richiama la favola, sembra un po’ magica, ci fa tornare alla realtà, un po’ come la campana dei dodici rintocchi di Cenerentola!

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