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Emozioni e riflessioni per il ritorno a scuola: -10 giorni

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Mancano dieci giorni alla riapertura delle scuole a Barcellona. È tempo di ripresa. Quando eravamo piccoli noi nati negli anni 80 i Righeira cantavano “l’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande e questo non mi va”. Mi ricordo che sentendo questa canzone mi capitava che una sfumatura di malinconia mi annebbiasse il volto. Uff, bisogna tornare a scuola, le vacanze stanno per finire. Adesso che si è adulti e diventati genitori, quando ricomincia la scuola dei nostri figli è un evento ancor più emozionante e coinvolgente. A voi non sembra? I nostri bimbi sono pronti per intraprendere un altro anno all’insegna dell’apprendimento, della crescita, della scoperta del mondo e di se stessi. La mia mamma mi racconta, e in parte lo ricordo anche io, che quando vivevo a Roma da bambina, quando arrivavano le vacanze di Natale io mi mettevo a piangere, perché per quindici giorni non sarei potuta andare a scuola. Incredibile, ma vero. A me andare a scuola piaceva molto, soprattutto alle elementari. Poi ho sentito parecchio il cambiamento con le medie, professori diversi, più compiti, compagni che si facevano grandi e più maliziosi. Al liceo classico ricordo che mi ritornava la curiosità e l’entusiasmo per la scuola. Mi mettevo in cucina su una sedia davanti al tavolo, dove mia mamma intanto preparava la cena, per ripeterle gli articoli del greco antico. Mi piaceva molto studiare il latino, la filosofia e sopratutto il greco. Impegnativo il liceo classico, ma stimolante. Ogni giorno si doveva studiare minimo tre ore solo durante il pomeriggio e spesso pure dopo cena. I professori davano parecchi compiti per casa ed erano molto esigenti. Poi con l’università tutto è cambiato. Il primo anno me lo presi quasi sabbatico, tanto ero emozionata e contenta di gestirmi i miei studi da sola. A diciannove anni mi sentii a un tratto libera e spensierata. Poi capii che se volevo conseguire la laurea c’era da impegnarsi, e così fu fino a quando mi laureai con una tesi su Sociologia della famiglia. Vi racconto questo per spiegarvi il mio amore per lo studio, che ora vorrei trasmettere ai miei figli. Ora è di loro che parleremo. La mia bimba più grande il 12 settembre riprende la scuola, frequentando questo anno il livello P5, cioè l’ultimo anno di materna, mentre il mio bimbo di due anni e mezzo dovrà ancora aspettare per entrare al P3, il primo anno di materna. Come vi ho già anticipato in un precedente articolo, spiegai a mio marito che desideravo tenermi i figli a casa fino ai tre anni, per poi scolarizzarli. Questa decisione molto personale, ha dato il via al fatto che volevamo escludere l’asilo nido. (Per chi volesse approfondire, è possibile rileggere il mio articolo alla categoria Asilo nido). Secondo questa scelta anche il mio figlio di due anni e mezzo rimane a casa con me fino a quando potrà frequentare il ciclo della scuola infantile P3. Essendo il bimbo nato nel 2017 dovrà aspettare il prossimo anno per immatricolarsi. Con ciò voglio dire che mi manca ancora un anno e poi, quando il bambino inizierà la scuola, potrò riprendere a cercare lavoro. Speriamo bene. Per ora mi concentro sul presente, sul qui e ora, saggio insegnamento appreso dallo yoga e sereno motore di consapevolezza quotidiana. Ritornando all’inizio della scuola, le emozioni di noi genitori sono tante e variegate. C’è chi pensa, che bello! Ricomincia la scuola, più tempo per me! Chi invece, mi mancherà passare le mattine al parco con i miei figli! Penso che statisticamente siano più i genitori che esclamino la prima affermazione. A livello numerico credo che siano di più le mamme che lavorino, pur avendo i bambini piccoli, che quelle che scelgano di fare le mamme a tempo pieno, come invece di controtendenza ho scelto io. Tornando al lato pratico di ciò che comporta l’inizio della scuola per un genitore c’è da dire che allevia parecchio la grande organizzazione che questi hanno dovuto fronteggiare dopo la chiusura estiva delle scuole. Nonne volanti che arrivano a darsi il cambio, caccia al tesoro di baby sitter fidate e conosciute, casali estivi originali, utili, ma costosi. Quasi tutto a pagamento, tranne le nonne volanti. A volte penso che andare a lavoro sia un costo. Ci avete mai pensato? Per andare a lavoro bisogna spendere parecchi soldi, compare scarpe e vestiti idonei all’ambiente, mezzi di trasporto, cibo per il pranzo, palestra per sgranchirsi le ossa, aperitivi per socializzare con i colleghi, baby sitter, asili nido, attività extrascolari. Insomma, capisco le esigenze di ognuno di noi. Queste sono scelte molto personali. Anche io ho una gran voglia di riprendere a lavorare. Ho cominciato a lavorare a diciannove anni dopo la maturità per pagarmi gli studi universitari, i viaggi, i mille vestiti, le uscite e i miei amati libri. Poi ai trentaquattro anni ho smesso perché ho partorito e ho deciso di fare la mamma a tempo pieno fino al terzo anno di età dell’utimo figlio. Eccomi qui a scrivere un blog. Nel 2016 invece ho pubblicato il mio primo romanzo “Storie trasteverine”. Insomma non avrò un lavoro nel senso generale del termine, ma il mio lavoro, la mia giornata impegnata ce l’ho. Ed ora che ricominciano le scuole sono contenta anche io di riprendere lo studio del catalano. Insomma dai, il primo settembre è proprio un po’ come il capodanno, nuovi propositi, nuovi progetti, nuovi sogni. Intanto i nostri bimbi crescono ed è molto bello vedere come cambino anno dopo anno. Il primo giorno di scuola è un appuntamento emozionante. Chi sarà la nuova maestra? Ci saranno bambini nuovi? Qualcuno se ne sarà andato? Mia figlia di quasi cinque anni frequenta da tre la scuola pubblica catalana del nostro quartiere, e devo dire che mi sento soddisfatta, sono contenta dell’organizzazione e di come mia figlia si sia inserita. Questo grazie a lei stessa e alla maestra che l’ha saputa capire. Nei prossimi articoli vi parlerò del “problema” della lingua, del bilinguismo o trilinguismo, di come è organizzata la nostra scuola catalana, orari, mensa, attività extrascolari e altro ancora. Per ora il ritorno a scuola è vicino e ciò renderà contenti molti bambini, molte mamme e molti papà. Godiamoci i nostri figli che crescono e stiamo con loro attivamente il più tempo possibile.

Mia figlia si è creata il suo personale computer per scrivere al suo blog, come la sua mamma

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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2 Risposte

  1. Matteo ha detto:

    ciao, ho letto con interesse il tuo blog. Anche io vivo a Barcellona ed ho due bimbe, stessa etá dei tuoi figli. Attendo con ansia un tuo articolo sul bi/trilinguismo e magari consigli su come motivare i nostri figli ad apprendere la nostra lingua e cultura. Nel mio caso, mia moglie é catalana, e l’italiano é la lingua debole in casa, quasi assente fuori.

    • Chiara Elia ha detto:

      Ciao Matteo, innanzitutto grazie per leggere con interesse il mio blog e per avermi lasciato un commento con la richiesta di un argomento. Con piacere provvederò al piu presto alla stesura di un articolo inerente il bi-trilinguismo, tema a noi caro, per il fatto di vivere in Catalogna, dove per ottenere una migliore integrazione si deve imparare sia il castigliano che il catalano. Poi bisogna fare i conti anche con un’eventuale terza lingua, quella di origine. Come far sopravvivere tre culture e tre idiomi nel cervello? Avevo già a cuore di scrivere questo articolo, con l’imminente apertura delle scuole e con il tuo suggerimento ora si fa doveroso. Vado a scrivere. A presto.

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