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Il bilinguismo e il trilinguismo, crescere all’estero

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Oggi sono qui a scrivere un articolo, che mi sta parecchio a cuore, riguarda il bilinguismo e il trilinguismo. A molti di noi italiani residenti all’estero, in particolare a Barcellona, dove si parlano due lingue ufficiali, sarà venuto in mente almeno una volta il “problema” del bilinguismo e del trilinguismo. Un lettore del blog mi ha lasciato un commento, suggerendomi di parlare di questo argomento. Gli italiani a Barcellona sono circa novantamila, perciò credo che sia un tema che ci riguarda in molti. Con mio marito abbiamo passato tanto tempo a pensare dove fare andare a scuola i nostri figli: scuola catalana o scuola italiana? Qui escludo la scelta delle scuole internazionali, perché a noi non interessava, ma immagino che ci siano anche vari italiani con compagne di altre nazionalità, o viceversa, che preferiscano questo tipo di scuole. Per quanto ci riguarda noi siamo una coppia di italiani, che alla fine ha deciso di mandare i propri figli alla scuola catalana, per fornirgli una migliore integrazione con la cultura del posto. Loro vivranno a Barcellona, è con questa realtà soprattutto che dovranno confrontarsi e formarsi. Ciò nonostante nell’ambiente di casa parliamo italiano, visto che siamo entrambi madre lingua. Glielo abbiamo spiegato. Abbiamo scelto di non mischiare le lingue, perché preferiamo far sedimentare bene prima di tutto la lingua italiana, mentre sarà la scuola catalana ad implementare la cultura del posto. Per noi la città di Roma è la nostra origine. La nostra cultura è una delle più ricche a livello artistico. Ecco, partendo da queste considerazioni ho deciso di voler tramandare questo bagaglio ai miei figli, insegnandogliela io stessa a casa insieme a mio marito. Inoltre la nostra famiglia d’origine vive in Italia, nonne, zii, cugini, amici, è importante creare per i nostri figli che vivono fuori un legame di comunicazione con loro, che non avrebbero se parlassero solo spagnolo e catalano. Questo è stato un motivo in più per far sedimentare bene nel cervello dei nostri figli prima di tutto la lingua italiana. Penso che il bambino debba assorbire le strutture sintattiche per poterle poi manipolare con estrema sicurezza in almeno una lingua, nel caso specifico la lingua madre. Quando mia figlia ha iniziato a frequentare la scuola catalana le abbiamo spiegato che a casa si sarebbe continuato a parlare l’italiano, ma che fuori lei avrebbe sentito e imparato il catalano, lo spagnolo e l’inglese. Confesso che per lei l’inizio della scolarizzazione catalana è stato un evento impegnativo. Sì, d’accordo con il dire che i bimbi sono delle spugne e che apprendono facilmente, tutto vero, ma uno sforzo da parte loro comunque c’è. Non parlo solo dello sforzo cognitivo, quello abbiamo appurato che è veloce in un bambino sano, ma parlo di quello socioculturale, quello dell’identità, quello dell’appartenenza. Sia come sociologa che come immigrata è questo aspetto che mi interessa di più. Da una parte c’è l’identificazione e dall’altra c’è l’integrazione. Con quale identità cresceranno i nostri figli? A casa si parla italiano a scuola catalano, per la strada castigliano, catalano, inglese, che cultura si porteranno dietro? Quale sarà quella dominante? Secondo me vivere in un posto multietnico come Barcellona è un grande vantaggio e una grande opportunità per insegnare ai nostri figli che “diverso è uguale a confronto e arricchimento”. È anche vero che ciò che verrà fuori dal loro processo di crescita biligue o trilingue sarà un’altra identità culturale, altra dalla nostra. Per quanto mi rigurda sia mio marito che io siamo nati e cresciti in Italia, a Roma. Negli anni della formazione è lì che abbiamo consolidato la nostra cultura d’origine, poi più in là siamo immigrati come italiani e ci siamo aperti ad altre lingue, altre tradizioni, ma partivamo da italiani. Apertura di mente. Credo che sia questo che regaleremo ai nostri figli, elasticità mentale. Riallacciandoci al tema cognitivo mio marito, quale neuroscienziato che studia il cervello, mi passa l’informazione che ora vi propongo. Il cervello di un bambino bilingue o trilingue si svilupperà in modo diverso da un bambino monolingue con i suoi vantaggi e svantaggi. D’altronde nella vita non è tutto un equilibrio tra vedere il lato positivo e non delle situazioni? A mio avviso, dopo un’attenta analisi è meglio considerare il lato positivo.

BILINGUISMO E TRILINGUISMO: VANTAGGI E SVANTAGGI

SVANTAGGI: vocabolario meno ampio, meno rapidità nel trovare le giuste parole, interferenze tra le lingue conosciute.

VANTAGGI: Ottime capacità di controllo esecutivo, quali quelle sull’attenzione, gestione della distrazione e dei diversi input. Il bilinguismo precoce è correlato a una minore o ritardata presenza di demenza senile in tarda età. Conoscere più lingue è associato ad una maggiore riserva cognitiva nell’età adulta, soprattutto se si imparano durante l’infanzia.

In conclusione secondo gli studi fatti finora e in particolare leggendo un articolo scientifico sul tema, questo conclude che il bambino bilingue gestisce bene entrambe le lingue, ma non ha la padronanza in entrambe, come ce l’ha invece un bambino monolingue per la sua unica lingua madre. Di conseguenza i loro cervelli si svilupperanno in modo diverso. Mio marito, come neuroscienziato, mi ricorda spesso che il cervello è plastico, si modella con le nostre esperienze apprese, insomma si modifica strutturalmente nel corso della vita, di conseguenza va tenuto in allenamento.

Se volete approfondire il tema scientifico, vi lascio il titolo dell’articolo in inglese qui sotto di Psychological Science:

https://www.psychologicalscience.org/journals/cd/19_1_inpress/Bialystok_final.pdf

Da quando vivo a Barcellona, mi accorgo di quanto siano differenti e simili allo stesso tempo lo spagnolo, l’italiano e il catalano. Quando faccio gli esami di catalano spesso la professoressa di turno mi critica il fatto che si sente ancora che ho l’accento italiano, aggiunge che si sentono le interferenze con lo spagnolo. A volte penso che paradossalmente se la mia lingua madre fosse stata per esempio, il finlandese, cioè molto diversa dallo spagnolo e dal catalano, avrei fatto meno confuzione nella ricerca della parola. Partendo dal fatto che è un anno e mezzo che studio il catalano e che sei anni fa ho imparato prima lo spagnolo appena trasferitami a Barcellona, è pure normale che abbia un miscuglio di parole di lingue romanze, alle quali attingere dal cervello! Il fatto che abbia studiato il latino però mi corre in aiuto. Quando all’uscita della scuola incontro una mamma castigliano parlante, attivo il cip e parlo spagnolo, quando poi incontro una mamma italiana, parlo italiano, quando sul finire vedo la mamma catalana venirmi incontro, cambio al catalano, che fatica, ma che allenamento cognitivo! Non vi viene da sorridere? A me sì, perché è così quasi tutti i pomeriggi dell’anno. Forse per noi residenti in Catalogna è normale, chi sorriderà nel leggere questo articolo saranno gli italiani in Italia. Tutto ciò è comunque per me affascinante. Ora che studio e parlo pure il catalano mi sento soddisfatta di riuscire a cambiare il cip a seconda della persona con la quale parlo, come fanno gli autoctoni, piano piano imparo pure io a fare ordine nella testa tra le lingue. Un domani i nostri figli avranno addirittura la padronanza di quattro lingue. Nel mio caso parleranno italiano, catalano, spagnolo e inglese. Non è questa una grande risorsa del bilinguismo e della multiculturalità? Regaliamo a loro l’opportuinità di essere cittadini del mondo. Certo, adesso faticheranno nell’apprendimento iniziale, mischieranno le parole, dovranno imparare a fare ordine e a distiguere gli idiomi, ma dall’altra parte il loro cervello sarà allenato a elaborare vari processi cognitivi, memorizzerà che una cosa si può chiamare con suoni, o meglio, con nomi differenti. Gli doneremo l’opportunità di una grande apertura mentale, a me piace molto tutto ciò. Siamo noi genitori a doverli stimolare, raccontandogli le favole, cantandogli le canzone, scandendo bene le sillabe per fargliele memorizzare bene.

CHE FARE SE PER ESEMPIO IL PAPÀ È ITALIANO E LA MAMMA DI UN’ALTRA NAZIONALITÀ?

Nel caso del papà che mi ha scritto il commento qui sul blog, egli è italiano, la moglie catalana e vivono con le figlie a Barcellona. Per questo motivo la lingua italiana è la lingua debole. Come fare per tramandare la cultura di origine, e far sì che non vada persa o in secondo piano? Nel nostro caso spingo molto per tramandarla. Penso che saremo noi genitori che a casa dovremo impegnarci affinché ciò accada. Per esempio insegnando ai nostri figli a leggere e a scrivere in italiano. Inserendo nella quotidianità nomi di autori italiani, di poeti, di scrittori per bambini, di cantanti, di attori etc etc. Recitando filastrocche, canzoni, favole e poesie italiane. Penso sia importante. I nostri figli saranno italiani a metà e per l’altra metà acquisiranno la cultura del posto. La loro identità ne sarà arricchita. Penso sia meglio impegnarsi per ottenere una migliore integrazione. Poi saremo noi genitori a casa a trasmettergli l’amore per la cultura italiana. Nel mio caso sia mia suocera che mia cognata sono professoresse di lingua italiana e latina, invece mia mamma è maestra, perciò ogni volta che posso gli ricordo il loro compito di acculturare i nostri figli sul lato “cultura italiana”. Mia suocera ha già iniziato regalando ai miei figli un libro illustrato sul “Decamerone” di Giovanni Boccaccio. Noi italiani all’estero abbiamo l’obbligo di far conoscere la nostra preziosa cultura ai nostri figli, che cresceranno su territorio straniero. Non solo tramandare quella artistico-storico-culturale, ma anche la cultura culinaria, che è un altro tipo di arte, non credete? Quando andiamo a prendere un gelato o una pizza a Barcellona, ci muoviamo sempre per destinazioni italiane, coì colgo l’occasione per spiegare ai miei figli, facendogli l’occhiolino, che i gelati e la pizza li hanno inventati gli italiani. Tutto è storia. Avremo tanti difetti, ma sulla cucina, sull’arte e sull’ingegno ai noi italiani non ci batte nessuno. Siete d’accordo? Scusate lo sfogo italiano, ma quando ci vuole ci vuole, soprattutto quando si vive all’estero da tanti anni e si ha voglia di sottolineare di più da dove veniamo, la nostra origine. Da italiana all’estero, con rispetto parlando per la cultura del posto, sorridendo esclamo viva il made in Italy!

World Peace

Considerando che l’argomento del biliguismo e del trilinguismo è pieno di spunti interessanti, ci ritornerò per scrivere altri articoli.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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4 Risposte

  1. Carole ha detto:

    Ciao Chiara
    Me e’ piaciuto molto leggere questo Blog. Per me, essere bilinguale significa dificolta’ ma anche opportunita’
    Mia cucina Katia abita a Londra con il Marito e due bambine.A casa parlano L’Italiano e fuori casa e a scuola, L’inglese. Quando mi trovo con le bambine….c’e una cosa che sono noi riusciamo a capire….una cosa molto speciale

    La nostra casa era un’ grand casino di dialetti e lingue. La Nonna e la mamma parlavano Il Friulano. La nonna con noi bambini parlava Il Triestino. Quando parlavano con Nando, parlavano L’Italiano. La Nonna non parlava Inglese, Mia mamma parlava L’inglese come Shirley parla L’italiano e Nando parlava L’inglese alla Inglese, coretto ma con accento. Molta confusione ma siamo sempre riusciti a comunicare. E poi anche noi…Siamo diventanti una famiglia al’estero.
    E da quel punto per me la mia vita e la mia lingua madre esite piu’. Mi trovo tra 2 mondi e nessuno dei due sono veramente mie.
    Mi ricordo che pensavo che parlavo L’italiano…ma dopo pochi giorni a Roma , la mamma e Nando mi hanno lasciata sola con la tua Nonna….io non sapevo cos’era il bide’ ma per me, lavarmi I capelli sembrava un buona idea, un lavandino adatta per una dodicessima. La nonna strilando me chese… Cosa stai facendo?! Gli ho risposto…” Mi go da lava i ciavei….Lei continuava a strillare cosa dici? Questi americani pazzi!” Ho capito a quel’ momento che dovevo parlare come parlava la Nonna perche’ era importante non offenderla.
    Le Scuole Internationali per me errano difficili ma gli student parlavano 3,4 anche 5 lingue come la figlia di Zio Carlo. In fine ho imparato a parlare L’Italiano, lo capisco lo parlo e capisco la cultura e le usanze. E parlo Inglese Americano, parlo anche Il Trestino. Il Friulano non lo parlo piu’ ma lo capisco. E quando mi trovavo a Roma la mia lingua favorita era e per sempre sara’ Er’ Romano ( una cosa che il tuo Papa’ odiava) Poi sono ritoranata negli Stati Uniti e mi sono trovata persa tra 2 mondi e 2 culture. E per questo chiedo scusa se sabaglio quando scrivo. And then there’s Autocorrect… e mi correge le parole e li cambia a modo suo.
    Posso dire che da parte mia, sapere piu’ di una lingua da oportunita’ per comunicare. Piu’ lingue, piu’ oportunita’ in mondo che ha bisongno di comunicare meglio. Grazie per il blog, spero che un giorni I tuoi piccoli verrano a sapere che sono fortunati di avere questa opportunita’ di uscire da Casa Italia e entrare nel Mundo Espana.
    Un abbraccio and many Hugs e Besos
    Carole

    • Chiara Elia ha detto:

      Ciao Carole, la tua è una testimonianza preziosa. Grazie per averla condivisa qui. Mi fa molto piacere, perché racconti come una famiglia multilingue, constituita da immigrati italiani in terra americana negli anni 60, sia prima riuscita ad organizzarsi al meglio in terra straniera, per poi far tirorno dopo più di dieci anni in Italia negli anni 70, avendo a che fare con un altro contesto storicoculturale. Immagino che l’opportunità di frequentare a Roma le scuole internazionali per te sia stata dura all’inizio, ma credo che poi ti abbia donato queste tue varie risorse comunicative che possiedi, quelle che oggi formano la persona che sei. Un forte abbraccio!

  2. Marilena ha detto:

    Ciao, sono Marilena. Vivo in.Montenegro da,17 anni, ho.un marito serbo. Le nostre figlie sono biingue perfette. Parlano l’Italiano con me, il serbo con mio marito e a.scuola. Ciò che aiuta è che le letture, i social e i film e cartoni siano prevalentemente in italiano e che abbiamo la fortuna di trascorrere due mesi ogni anni in Italia. Abbiamo insistito sin dall’inizio che parlassero con me in.italiano e con mio marito in serbo. Questo allenamento credo che abbia aiutato loro ad imparare bene e con estrema facilità anche l’inglese perciò assolutamente non ho trovato nel bilinguismo nessun limite o svantaggio. E posso anche aggiungere che le mie figlie parlano l’italiano anche meglio di molti coetanei che vivono in Italia. Auguri per il blog, ti seguirò dal Montenegro..Saluti, Marilena

    • Chiara Elia ha detto:

      Ciao Marilena, grazie per aver lasciato un commento. Interessante la tua testimonianza dal Montenegro, ci riporti un’esperienza positiva della pratica del bilinguismo. Saluti

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