fbpx

L’arrivo di un fratellino o di una sorellina: un nuovo equilibrio in famiglia

Pubblicità

Quando nacque il nostro secondo figlio, la mia bimba più grande aveva solo ventotto mesi. Era ancora piccola e bisognosa. Devo dire che i primi sette mesi di convivenza a quattro, che poi in realtà durante la giornata, quando mio marito lavorava fuori casa, era una convivenza a tre, sono stati, penso i più duri della mia vita. È stato difficile gestire all’improvviso e a tempo pieno le necessità del bebè appena nato insieme a quelle di una bambina più grande solo di due anno e mezzo. Si era rotto un equilibrio, ora bisognava ricostruirne un altro. Per quasi tre anni la mia bimba era stata la principessa di casa, tutte le attenzioni erano state rivolte verso di lei, sorrisi, chiacchiere, coccole, prime necessità. Ora tutto era cambiato, all’improvviso. Sia per una donna incinta che per una coppia che aspetta un bebè ci sono nove mesi per adattarsi a una nuova realtà che arriverà, che ora non c’è, ma arriverà come un fiume in piena. Madre natura è stata intelligente, ci ha visto lungo, ha creato una gestazione parecchi mesi e non di pochi, come invece capita ad alcuni mammiferi. A noi esseri umani la natura ci ha dato l’opportunità di riflettere su quello che succede durante questi nove mesi, sul grande cambiamento. Piano piano, mese dopo mese, prendiamo consapevolezza, con calma ci immergiamo nel presente che muta con noi, che diventa il nostro nuovo futuro. Presto avverrà qualcosa di entusiasmante, la nascita di un essere umano unico e irripetibile, che per sopravvivere dipenderà per tutto dalla mamma e dal papà. L’arrivo di un figlio è un evento che porta con sé grandi cambiamenti, che prima di diventare genitori secondo me neanche si possono bene immaginare, se ne ha solo un’idea vaga e semplificata. A volte alcune coppie si propongono, forse con leggerezza, di creare un figlio. Parlando in linea generale, con rispetto parlando per ogni singola situazione, non ci vuole tanto a fare un figlio, ma è il crescerlo con consapevolezza il vero impegno. Secondo me mettere al mondo una creatura è una decisione che va ponderata, perché è un impegno per tutta una vita, che dura ventiquattro ore su ventiquattro senza ferie, dove l’organizzazione per “sopravvivere indenni”, specie per le famiglie all’estero senza l’aiuto dei nonni, ricade tutta solo sulle capacità dei genitori. Ecco che mi ricollego al tema, l’arrivo di un fratellino o di una sorellina nella realtà di un primogenito. Per quanto mi riguarda sono la prima di tre fratelli. Con essi ci passiamo due anni ciasciuno, i miei genitori ci hanno fatto uno appresso all’altra. A me è piaciuto molto crescere con i miei fratelli, non avevamo conflitti, giocavamo insieme, abbiamo vissuto d’amore e d’accordo, condividendo compleanni, feste, vacanze, Natale, etc etc. Non credo di avere sofferto di gelosia. Avere fratelli secondo me è invece un grande privilegio. Si impara a condividere, a non essere egocentrici, a sapere che bisogna aspettare il proprio turno, insomma avendo dei fratelli si apprende a essere pazienti, che non si può pretendere tutto e subito. Così mio marito e io abbiamo deciso, quando era il momento, di donare un fratellino o una sorellina alla nostra prima bimba. Così è stato, dopo un po’ è arrivato un fratellino. Quando ero incinta cercavo di coinvolgere mia figlia, le facevo vedere e sentire la pancia di mamma che cresceva, le raccontavo che dentro c’era il suo fratellino, che presto avrebbe conosciuto. Una sera, quando la data presunta del parto si avvicinava, con mio marito abbiamo cominciato a chiederle quale nome le piacesse di più della rosa scelta, lei diceva la sua. Alla fine, per coincidenza, abbiamo scelto il suo nome preferito, o meglio, era quello preferito di tutti e tre. C’è da aggiungere che avendo deciso di non lavorare per i primi tre anni di vita di mia figlia, avevo instaurato con lei una quotidianità molto familiare, consolidata e circolare, fatta di eventi, che si ripetevano ogni giorno uguali, cambiando magari gli scenari di sottofondo. Insomma avevo dato una cadenza alle sue abitudini, sapevo che ciò le infondeva sicurezza. La mattina per esempio, andavamo al parco per almeno un’ora, cambiandolo ogni giorno, rispetto a quello che ci ispirava di più al momento. A Barcellona ci si sposta molto a piedi. Mi sentivo serena con mia figlia, mi è sempre piaciuto passare il tempo con lei. Le cantavo le canzoni inventate da me (vi parlerò di questo meglio in un altro articolo), le raccontavo quello che facevo, insomma la coinvolgevo. Devo dire che a parte la fatica, che a volte si percepisce per la continua attenzione cerebrale che bisogna mettere in atto, quando si passa tutto il giorno con un bimbo piccolo, rifarei la mia scelta di fare la mamma a tempo pieno, all’estero. In quel periodo mi sentivo libera, tutt’ora mi ci sento. La giornata era scandita dalle necessita di mia figlia, ero io che decidevo cosa fare, dove andare, insomma, ero il manager della mia giornata da mamma a tempo pieno. Lo sono tutt’ora, ma da quando è nato il mio secondo figlio l’organizzazione si è modificata. Da una a una siamo passati a una a due. La vecchia realtà si è rotta e ho dovuto ricostruirne una nuova. Mia figlia, per quanto noi genitori ci siamo stati attenti, ha comunque sofferto il cambiamento della venuta del fratellino, almeno per i primi famosi sette mesi, di cui sopra. Per lei è stato un cambiamento improvviso. Da un giorno all’altro la mamma, non solo è scomparsa perché all’ospedale, ma è tornata con un neonato da accudire. Per lei all’inizio non è stato facile accettare questa nuova realtà. Ho cercato di spiegarle sia prima in gravidanza che dopo, quando il bebè era presente, cosa stesse succedendo, cosa era cambiato intorno a lei. L’ho rassicurata sul fatto che mamma e papà continuavano a volerle bene, anche se ora c’era il fratellino, che lei seguiva ad essere la nostra bimba importante. Malgrado tante rassicurazioni affettive, razionali e comportamentali mia figlia al principio ne ha risentito. Tutto nella norma. Poi piano piano ha imparato ad accettarlo, lo ha interiorizzato e ha cambiato atteggiamento nei suoi confronti e nei miei. Paradossalmente in questi casi penso che bisogna dare più attenzioni ai figli grandi che ai neonati appena arrivati. I bebè non si accorgono ancora della realtà intorno, mentre il fratello o la sorella più grande cominciano a provare emozioni e sentimenti per determinate situazioni, ci si cominciano a relazionare in modo diverso e cominciano a cogliere le sfaccettature della realtà circostante. Quando ci sono casi di gelosia tra fratelli, bisogna rassicurare il figlio più grande che affettivamente nulla è cambiato nei suoi confronti, anzi che l’amore a casa è raddoppiato, non diminuito. I bambini assorbono i nostri stati d’animo, perciò se li rassicureremo, probabilmente accetteranno prima e con più serenità la nuova situazione familiare. Parlargli è fondamentale, spiegargli le situazioni, rendergli la realtà di facile accesso e comprensione, per non creare fraintendimenti emotivi, che potrebbero poi trasformarsi in sentimenti di esclusione, di abbandono, di confusione. Partendo dal fatto che nella maggior parte delle volte il carico di lavoro è raddoppiato per entrambi i genitori che hanno avuto il secondo figlio, specie se ravvicinati negli anni, è in particolare per la mamma, che di solito passa più tempo con i figli, che ci sarà il doppio del lavoro da svolgere. Il mio consiglio è abbiate pazienza, tanta pazienza. Ricordatevi che tutto torna. L’amore che ora doniamo ai nostri figli, un domani ci ritornerà. Come recita il proverbio: chi semina raccoglie. Il lavoro di un genitore è un impegno che ha un ventaglio di mansioni da svolgere con amore e dedizione, tra le quali spiegargli bene ciò che gli succede intorno. Sarà nostro compito non fare andare i fratelli o le sorelle in competizione tra di loro, ma d’accordo. Credo che quello di fare chiarezza sulle nuove realtà e relazioni familiari sia nostro dovere e nostra responsabilità. Non stiamo noi crescendo quelli che saranno gli adulti della società del domani? Anche su questo concetto sociologico ci ritornerò presto in un altro articolo. Anche questo è un segno di civiltà. I bimbi capiscono molto più di quello che pensiamo. Coinvolgerli vuol dire dargli fiducia.

LA PEDANA PER CARROZZINA E PER PASSEGGINO

Ora vi segnalo un articolo che a noi è servito molto quando da tre siamo passati a quattro. Vorrei parlarvi dei benefici della pedana da attaccare dietro alla carrozzina e poi al passeggino. Quando è nato il secondo figlio, mia figlia di due anni e mezzo, oltre a dover smettere con il ciuccio, a togliere il pannolino, ad abituarsi al fratellino nuovo, perciò a far fronte a un nuovo rapporto con la mamma e con il papà, per il nuovo tempo ripartito, si è dovuta abituare fin da subito anche a non andare più sul passeggino. In realtà è stata lei stessa a farci capire che non ci voleva più andare qualche mese prima della nascita, ma ora con l’arrivo del fratellino, voleva riappropriarsi di quelle attenzioni e di quegli spazi, che stava percependo sarebbero cambiati. Con la pedana l’abbiamo riavvicinata più al contesto passeggino e così l’abbiamo pure rassicurata. Anche lei sarebbe stata trasportata, non solo il bebè. In questo modo sia lei che il fratellino nella carrozzina si dividevano lo spazio di mamma e papà che spingevano il piccolo mezzo di trasporto con rimorchio, la pedana. Facile, due bimbi in un’unica spinta. Ci sono vari tipi di pedane, quelle con il sellino, quelle solo per stare in piedi, quasi tutte con una fettuccia e un gancio per quando la pedana non serve più e la si vuole posizionare con le ruote rialzate, per una migliore agilità delle manovre. Noi avevamo quella della marca Buggyboard, comoda e pratica. Facile da montare e di sicuro una mano in più per la gestione di due bambini insieme. A Barcellona si usa molto. Sarà che dove abitiamo noi si cammina parecchio per il quartiere, quasi tutti gli spostamenti li facciamo a piedi, con l’autobus o con la metro. In questi casi la pedana è facile da trasportare, perché attaccata al passeggino o alla carrozzina. Insomma vi consiglio di usarla e soprattutto di comprarla qui sotto, mi raccomando, attraverso i link Amazon del mio blog, aiuterete a crescere pure me come affiliata!

Mia figlia a due anni e mezzo sulla pedana Buggyboard insieme al fratellino in carrozzina. Volto coperto per ragioni di privacy

Lasciate un commento all’articolo e iscrivetevi al blog

Acquistando tramite i link Amazon che vi propongo qui di seguito, che sia attraverso account spagnolo o italiano, contribuirete a mantenere in vita questo blog

PER CHI ACQUISTA CON ACCOUNT SPAGNOLO AMAZON.ES

PER CHI ACQUISTA CON ACCOUNT ITALIANO AMAZON.IT

Pubblicità

Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!