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Robot alieni al Parco della Ciutadella: suona Beirut

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Il 20 settembre 2019 è iniziata la Festa della Mercè. Grazie a una delle “nonne volanti” atterrate a Barcellona, in questo caso la mia mamma, mio marito e io siamo usciti di notte per scoprire il fascino dell’arte in strada e della musica sparsa per gli angoli della città. Per celebrare la grande festa tanti programmi e concerti. Noi abbiamo scelto una bella passeggiata nei pressi dell’Arco di Trionfo. Ci siamo presi una birra, sorseggiandola siamo arrivati al Parc de la Ciutadella. Lì abbiamo ammirato alcune installazioni, come quella creata con le bottigle di plastica. Questi involucri ormai vuoti sarebbero stati destinati alla spazzatura, ma una volta riciclati, lavati e puliti sono rinati. Ora formano parte di un labirinto illuminato. Continuavamo ad inoltrarci. Ad un certo punto tra il buio e il mistero, mio marito e io abbiamo cominciato a chiederci cosa si celasse dietro alcuni alberi del parco. All’improvviso abbiamo sentito delle casse con dei bassi invitarci a seguire il loro suono profondo e ipnotico. Da dove veniva la festa? Abbiamo continuato ad avanzare. Tante persone hanno cominciato a confluire e a seguire il richiamo della foresta. Arrivati davanti al gazebo e alla fontana del parco, che di solito per noi vuol dire svago e divertimento dei bambini alla luce del sole, abbiamo avvertito la nostra trasformazione. Subito ci si apre davanti un grande palco con DJ, video, laser, installazioni e lampadari rotondi con luci stroboscopiche. Sono atterrati degli alieni amanti della prima Disco Music? Ecco che il ritmo della musica avanza, ora muta, adesso si trasforma. Mi ritrovo a muovere le spalle, poi le braccia, poi i fianchi, poi le gambe e la testa. Faccio movimenti che mai avevo fatto prima. È una musica nuova quella che suona e noi stiamo sotto le stelle all’aria aperta a godercela. È un mix di mistero e fascino. Non posso fare a meno di ballare. Anche mio marito ne è contagiato, così come tante altre persone. C’è un grande schermo, che proietta dei video con delle immagini veloci, raddoppiate, raccontano della notte, vorrebbero traslare i remix di questo strano DJ sullo schermo. La maggior parte di noi capisce che è una musica potente, è la musica di Beirut. Fantastica! Arrivano poi sul palco delle ballerine che danzano vestite con degli abiti moderni, con top e jeans. Alla fine cominciano a muoversi dei robot sullo stile steampunk. Sono alti e illuminati da neon, che gli colorano le varie parti del corpo con dei laser veloci. Sono loro gli alieni? Ecco che iniziano a camminare. Si intravede il loro segreto. Si muovono grazie a dei ragazzi che da sotto visibilmente li spostano con dei movimenti meccanici, il fascino dello steampunk, lo adoro. Ora salutano, ora ballano, avanzano. La folla di persone incuriosite, come noi, ne rimane affascinata, ma dobbiamo fare presto, dobbiamo spostarci, questi robot alieni di Beirut vengono verso di noi a suon di musica, vogliono fare amicizia? Vogliono invitarci a ballare? Ora si illuminano di nuovi colori. Anche da lontano, dominano su tutti con la loro altezza, con la loro autorevolezza originale, nuova. Sono meravigliosi. Si allontanano, non li vedo più. Dopo qualche minuto di pausa appare sul video uno spettacolo nuovo. Ci accorgiamo che è una proiezione di quello che sta succedendo sul palco dietro di noi. Qualcuno sta ballando. In un primo momento pensiamo essere la danza tradizionale dei posti medio-orientali, la danza del ventre, ma mentre guardiamo meglio lo schermo ci accorgiamo che in realtà non è una donna che balla sinuosa, ma un uomo, vestito da odalisca. Vorremmo rimanere tutta la notte a ballare all’aria aperta vicino agli alberi, a continuare a vivere il fascino di questa notte dal sapore antico e moderno, ma dobbiamo tornare a casa, è mezzanotte. Come nelle favole la magia deve finire, per poi farci tornare alla realtà. Questo passaggio serve per apprezzare ciò che di magico abbiamo appena provato. L’averlo vissuto è l’aspetto fiabesco.

La festa continua…

Installazione all’Arco di Trionfo
Labirinto di plastica riciclata, installazione
Le luci stroboscopiche, i DJ di Beirut e i robot
I robot steampunk si muovono

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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