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Un omaggio ai papà all’estero

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Quando una coppia con figli vive all’estero senza avere aiuti familiari, si ritroverà a fare affidamento solo sulle proprie braccia, creandosi un’organizzazione compatta, salda e ben ripartita. In famiglia ognuno condurrà la sua quotidianità con i suoi doveri, i suoi progetti, le sue soddisfazioni, ma quello che riguarda il mondo familiare sarà diviso tra marito e moglie, tra mamme e papà all’estero. Come vivono le mamme e i papà italiani all’estero? Questa è una grande domanda, con un’ampia risposta. Il contesto, l’età e altri fattori socioculturali sottolineranno le differenze, che si rifletteranno poi tra famiglia e famiglia. Quello che oggi però vi vorrei raccontare, più nello specifico, è l’idea che mi sono fatta di alcuni papà che vivono a Barcellona. Innanzi tutto avrei proprio voglia di omaggiarli e di ringraziarli per tutto quello che fanno per noi donne, noi mamme, noi compagne, mogli, noi di loro innamorate. Aver trovato il compagno giusto, con il quale aver creato una famiglia, per una donna credo sia una delle tante realizzazioni, ma anche una delle più significative. Sapere, prima come donna, poi come madre di poter far affidamento sul proprio uomo vuol dire, non tanto, tantissimo, e di più se si vive all’estero. Certo, questa è anche un’arma a doppio taglio. Essere da soli all’estero, come coppia e come genitori vuol dire tante cose, a volte vuol dire accumulare più stress, e sfogarsi di più l’uno con l’altra, proprio perché si ha una minore rete di sostegno sulla quale fare affidamento. Nei peggiri dei casi purtroppociò si traduce in ci siamo lasciati, siamo scoppiati. Concentriamoci però ora sul lato positivo, mi auguro di avere in seguito l’opportunità di sviluppare altri temi inerenti, che piano piano mi piacerebbe indagare. Bisogna essere uniti. Uniti secondo me vuol dire collaborare, parlarsi, confrontarsi, rispettarsi. Come mi consigliava a suo tempo mio padre, quando tornavo a Roma, mi diceva, Chiara, mi raccomando, nella vita di coppia ci vuole comprensione! Bravo papà. Certo, le frustazioni di vivere all’estero si accompagnano alle soddisfazioni. Per ogni situazione c’è sempre il duplice lato, positivo e negativo. A volte penso che il carico di stress che si accumula in una coppia all’estero sia più forte di una che vive nella sia citttà di origine, magari con gli aiuti familiari. Ma allora perché vivere all’estero? Anche qui grande domanda, con enorme risposta. La risposta la componiamo insieme tutti noi, melodia dopo melodia, pezzetto dopo pezzetto, come una grande coperta, andiamo a creare un sentire comune, una voglia di nuova progettualità, la visione di un rigoglioso presente, il sogno bello per il nostro futuro. A me piace vivere all’estero. Gli alti e bassi della vita circondano la nostra quotidianità e qui il mio omaggio ai papà, la voglia di descrivervi quelli che più mi colpiscono di Barcellona. Partendo dall’idea che a me piacciono le persone creative, è probabile che il mio occhio sia più colpito da questo tipo di persona e che perciò la mia statistica cresca e divenga una piccola realtà. Quando giro per le strade di Barcellona – vi ho già confidato che il mio quartiere preferito è Gràcia – osservo spesso padri con i passeggini, che camminano con i loro figli piccoli, da soli, senza compagna. Quanti di questi gira con il marsupio, tranquilli e beati, con il loro bebè adagiato sul petto, che tenerezza! Da qualche anno se ne vedono sempre di più. Tanti altri li osservo al parco che aiutano i loro figli a scendere e salire dallo scivolo. Questi papà rappresentano un’era genitoriale che oggi c’è, ma che prima non era scontata ci fosse. Forse non è scontata che ci sia neanche oggi, ma mi colpisce, ci faccio caso perché al giorno d’oggi è più comune. Questi papà simboleggiano molto dal punto di vista sociologico, da una parte sono finestra della società che cambia, dall’altra testimoniano una loro maggior implicazione nella famiglia. Vedere e osservare un padre che gioca al parco con il figlio da solo senza la mamma dice molto per me. Complicità, responsabilità, impegno, sì, tutto giusto, ma anche un rapporto di apertura tra padre e figlio. Certo, non si può generalizzare, nè si possono conoscere tutte le storie che si celano dietro quei padri al parco o in giro con i passeggini e con i marsupi, (quanti di loro saranno divorziati?), poco importa, ciò che colpisce è l’impegno che ci mettono. Lo dico senza giudicare, ma con ammirazione. Un altro aspetto che mi incuriosisce qui a Barcellona, (sarebbe interessante raccogliere le vostre testimonianza, pertanto siete invitati a lasciare un commento in fondo all’articolo) è come si vestono alcuni papà. Ecco questo è il lato che più mi invita a sorridere, perché condivido la loro scelta, e ora ve la riporto. Una volta, circa due anni fa mi capitò di andare in una piscina nel quartiere Eixample a Barcellona, che ora purtroppo ha chiuso, dove notai un padre a bordo vasca che controllava i propri figli dentro la piscina, e ecco che la sua maglietta mi richiamò l’attenzione, una maglietta di Aphex Twin. Ecco, forse a qualcuno di voi sfuggirà in questo momento chi si Aphex Twin, ma credo che la maggior parte di voi mi capisca e sorrida con me. Quel padre sarà stato più o meno della mia generazione, di quando cioè qualche anno fa Aphex Twin ce lo ascoltavamo sbalorditi per la prima volta. Ecco, quel papà in quel presente mi ricordava non solo ciò che era stato, ma ciò che continuava ad essere, quello che gli piaceva, in questo caso Aphex Twin. Secondo me era un messaggio, uno slogan, un po’ come una pubblicità che proclama di rimanere sempre giovani. Questo atteggiamento mi piace, perché ci svela la voglia di preservarci. Vi illustro un altro esempio grazie a mio marito, che qualche anno fa si fece riportare dalla Tailandia alcune magliette dei robot che lui adorava da piccolo, perché in voga nei cartoni anomati del momento. Ecco, quando mio marito decide di indossare quelle magliette, mi fa sorridere, mi piace. Una parte di sè esce dalla quotidianità, sì continua da essere padre, porta i figli al parco, segue ad avere quelle suddette responsabilità, ma c’è anche lo scherzo, il sorriso, la voglia di preservare la propria giovinezza. Papà spiritosi, con magliette di Batman, dei Sepoltura, dei Ramones, dei personaggi dei fumetti, seriamente indossano la spensieratezza, si prolunga l’età del gioco. A volte si divertono di più i papà quando giocano con i loro figli. Da una parte sono uomini e papà sempre più coivolti nella nuova era della vita familiare, dall’altra preservano la loro voglia di rimanere giovani. Rimanere se stessi pur essendo diventati padri, adulti, grandi.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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Una risposta

  1. marilena ha detto:

    Un articolo molto interessante.
    Questi papà sono davvero un segnale importante per un cambio di mentalità.
    A proposito di magliette, anche mio marito, che è un papà attento e molto presente, porta spesso magliette musicali: a lui piace suonare e non è un caso che sia così anche per mia figlia.

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