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Festa di compleanno di mia figlia, all’estero

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Finalmente il giorno del compleanno di mia figlia è arrivato. Da mesi ne parlavamo con lei. Quanto tempo rimane? Tanto ancora. Mamma, ora quanto manca? Solo un mese, vuol dire trenta giorni, si avvicina il tuo compleanno! Che bello mamma. Oggi invece? Da oggi iniziamo con il conto alla rovescia. Che significa? Vuol dire che da oggi contiamo da 10 fino a 1, al contrario. Iniziamo -10 giorni. Wow, mamma!

Giorno dopo giorno abbiamo pronunciato insieme: -9 -8 -7 -6 -5 -4 -3 -2 -1… evvai, oggi è il mio compleanno! È arrivato il grande giorno. Per mia figlia, come per la maggior parte dei bimbi, il giorno del proprio compleanno vuol dire grande festa in allegria, regali, torta e qualcosa che di solito non si fa. Insomma è l’effetto sorpresa che più li coinvolge. Secondo me la grande attesa tinge di un colore affascinante questo giorno tanto desiderato. Vivendo all’estero purtroppo non possiamo dare per scontato di festeggiare con le nonne, con gli zii, con i parenti e con gli amici di Roma e questo ci manca tanto, però non ci demoralizziamo per questo dettaglio e ci organizziamo come meglio possiamo. L’anno scorso vennero entrambe le nonne, quest’anno invece è venuta solo mia mamma. Queste “nonne volanti”, come le chiamo io, quando arrivano sono preziose sia per me come mamma-figlia, sia per mio marito che per i miei figli. Quando mia mamma è con noi ritorno a sentirmi figlia, i suoi piatti culinari mi coccolano, mi piace averla insieme tutto il giorno con me, parlare con lei, insomma mi sento come se avessi l’angelo custode vicino e tangibile. Questa splendida sensazione dura poco, al massimo per dieci giorni, poi quando lei riparte, si ritorna alla quotidianità. (In un altro articolo più avanti mi dilungherò di più a spiegarvi quale tipo di equilibrio si instauri avendo la famiglia d’origine lontani e quali le emozioni.) Ora torniamo alla giornata della festa del compleanno. Secondo me uscire dalla routine è importante, fare qualcosa che non si fa mai, o quasi mai. Celebrare vuol dire questo in parte per me, e per voi? Il giorno del compleanno dopo la scuola siamo stati sulle giostre. Come mamma, perciò come educatrice, mi sento in dover di comunicare ai miei figli quali siano i piaceri, i doveri e i diritti, ma soprattutto di mettere i miei figli al corrente delle diverse situazioni, spiegandogliele. Creare dialogo, comunicare è importante per lo sviluppo e la crescita dei nostri figli. Ai miei ho spiegato che sulle giostre ci si va solo nei giorni di festa, come compleanni, onomastici e qualche giorno eccezionale legato alle grandi festività. Secondo me questo li aiuta a interiorizzare i NO, cioè a sapere che non tutti i giorni ci si deve divertire, ma che prima viene il dovere, le responsabilità e poi il piacere. Certo, è pure vero considerare che i bimbi per antonomasia giochino tutto il giorno, ma c’è gioco e gioco. C’è il lato ludico legato all’apprendimento e quello legato al divertimento fine a se stesso. La giostra secondo me rientra in questo secondo gruppo. Voi che ne pensate? Con quale modalità mandate i vostri figli sulla giostra? Dopo la festa siamo tornati a casa con la nonna al seguito, contenta di viversi questi momenti rari e preziosi, proprio perché viene dall’Italia. Una volta a casa è la volta dei regali e delle chiamate. Gli zii che videochiamano da Roma non vogliono perdersi di vedere in diretta la nipote che scarta il loro regalo. È un monopattino viola! Poi chiama da Roma anche l’altra nonna con mia cognata e mio nipote, anche loro vogliono assistere e fare gli auguri alla festeggiata che abita lontano, loro a Roma, lei a Barcellona. Riusciamo così a video-comunicare. Mia figlia è contenta di vederli. Le videochiamate appartengono a questo presente, i nostri figli sono abituati ad interagirci. Dopo tutti i regali, le videochiamate, la lettura dei messaggi, l’ascolto di quelli vocali, arriva anche la tradizionale chiamata sul cellulare, sono gli zii di Assisi. Adesso hanno chiamato proprio tutti, gli auguri dall’Italia sono arrivati, riportiamo l’attenzione a Barcellona. Mamma, mamma la torta! Eclama mia figlia. Giusto. Con il fatto che mia mamma era con noi e giocava con il mio figlio più piccolo, ho potuto preparare due torte fatte in casa. Mia figlia mi ha richiesto come tema La Sirenetta, Ariel. Mi sono divertita nel confezionarle. Una era per noi, di cioccolato e gelato al pistacchio nel mezzo, docorata con un’ostia della Sirenetta e cioccolatini. L’altra torta era di pan di spagna con budino di cioccolato e gelato al pistacchio nel mezzo, decorata con la bambolina della Sirenetta. Quest’ultima torta era per la festa al chiquipark, alla ludoteca, dove l’abbiamo organizzata con i compagni di classe. Quest’anno mi hanno confermato in ventisei bambini! La festa è riuscita bene, bambini e genitori ci hanno ringraziato e se ne sono andati contenti, con una confezione di bolle di sapone che gli abbiamo regalato. Ora sono qui che vi scrivo e vi racconto. Mia figlia pure è rimasta contenta della festa con gli amici, hanno ballato, giocato, festeggiato, mangiato, poi si sono truccati, alla fine i regali. Insomma, una giornata davvero diversa, una giornata di festa. Celebrare è importante per me ogni volta che ce ne è motivo. Simboleggia il distacco momentaneo dagli impegni quotidiani, dalle preoccupazioni, ci si ricarica e ci si rimette in sesto per ricominciare con gli obiettivi di tutti i giorni.

Anche per voi è così? Che ne pensate? Siete invitati a lasciare un commento all’articolo e a iscrivervi al blog.

IL BIGLIETTO D’AUGURI DISEGNATO DA ME
LE DUE TORTE CONFEZIONATE DA ME
La torta per la festa con i compagni, pandispagna farcita con gelato al pistacchio e budino al cioccolato più decorazioni varie
La torta per la festa in famiglia, di cioccolato, ripiena di gelato al pistacchio e budino al cioccolato, con ostia della Sirenetta

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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