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Dai parchi di Barcellona arrivo a riflettere su Roma

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Vengo da Roma, considerata la città più verde d’Europa. Mi ricordo che quando ero piccola mia mamma mi portava ogni mattina a Villa Ada a giocare sui prati, a correre tra i fili d’erba, ad annusare i fiori. Rimanevamo spesso a fare un picnic con panino e succo di frutta. Dopo ci facevamo un giro sulle altalene e gli scivoli, e poi a casa, ma prima un forte abbraccio agli alberi! Non è uno scherzo, lo facevo per davvero, mia mamma m’invitava ad avvicinarmi a quegli alberi alti con il tronco forte e robusto, per abbracciarli. Quella scena me la ricordo ancora oggi e con essa è vivida la sensazione di pace e di energia, che l’albero, questo particolare amico sempre verde, mi regalava. Alla luce di questi ricordi e del rispetto della natura che porto con me grazie a mia mamma, vorrei trasmettere lo stesso ai miei figli.

I pini marittini di Villa Doria Pamphili, Roma

Roma è una città per estensione dieci volte più grande di Barcellona, forse ha anche dieci volte i problemi di Barcellona, ma con il pregio di avere tante splendide zone verdi. Villa Pamphili, Villa Borghese, Villa Glori, Villa Sciarra, Villa Carpegna, il Parco della Caffarella, e molti altri che ora mi sfuggono. Da ragazza frequentavo quasi ogni giorno Villa Pamphili, mi piaceva andare lì, chissà forse inconsci ricordi dell’infanzia sempre verde? Recarmi a Villa, mi faceva sentire bene. Per chi è di Roma sa di quale risorsa cittadina sto parlando. Per chi non conosce questa Villa romana, vi consiglio un viaggio a Roma a posta, merita il giro, credetemi. Ciò che mi manca di più di Villa Pamphili, ora che vivo a Barcellona, è la possibiltà di trovare tanti prati verdi estesi. Ecco, quella dimensione di libertà, di rilassamento, di gioco, di meditazione, anche di sport, se si vuole. A Villa c’è posto per ogni attività, o quasi. Mi è capitato di andarci a passeggiare, a studiare, a leggere, a mangiare durante la paura pranzo, quando lavoraro a Roma. Dopo l’espatrio a Barcellona, appena ho potuto ci ho portato i miei figli e mio marito, che ancora non la conoscevano. Da quel giorno ogni volta che passiamo per la mia città di origine ci andiamo a fare un lungo giro contenti. Per quanto mi riguarda mi immergo in una dimensione antica, che racchiude tanti ricordi di gioventù e ciò mi fa sorridere. Quello che però mi dispiaceva già da ragazza ogni volta che ci andavo era constatare la trascuratezza. Mi rendo conto che Villa Doria Pamphili sia molto grande, ma mi accorgevo di questa sensazione di disagio anche quando mi recavo in altri parchi più piccoli di Roma. Vi sto parlando dell’incuria che si incontra passeggiando. Mi dava allora e mi dà oggi un senso di trascuratezza vedere altalene rovinate, scivoli scarabocchiati, zone con tavoli da picnic rotti, etc etc … Che peccato. I motivi? Molteplici. Penso che prima di tutto siamo noi nel nostro piccolo a doverci prendere cura del nostro bene pubblico e non pensare che debbano farlo gli altri. Gli altri chi poi? Le istituzioni? La città è di tutti. Ognuno nel suo piccolo ha il dovere di essere un cittadino civile, che porti rispetto per la realtà circostante. Il concetto è che quel parco, quella strada, quella fontana, quella piazza, quella città è casa sua. Per questo motivo, se ognuno avesse il buonsenso di trattare al meglio il proprio bene pubblico, questo durerebbe di più. Purtroppo non è tutto qui, di mezzo ci sono anche le amministrazioni, certo. Se a nessuno o a pochi interessa di salvaguardare il bene pubblico, è difficile che si migliori da solo.

Fontana a Villa Pamphili, Roma

Questa è la prima grande differenza che ho notato da subito una volta giunta a Barcellona. La gestione della cosa pubblica, la res publica come letteralmente si traduce in latino (non vorrei ora aggiungerci connotazioni politiche), è responsabilità di tutti i cittadini e non solo delle istituzioni. Il sentire comune, se vogliamo “socialista” che hanno i catalani li porta per natura a preferire trattare bene e conservare al meglio i servizi e gli spazi pubblici, che considerano essere di tutti, come i parchi per esempio. Puliti, decorosi, costruiti secondo una logica urbanistica calibrata, nuovi, efficienti e sicuri. Basterebbe così poco trasferire ed adattare questi aggettivi alla terra nativa. Perché non si fa? Per vari motivi, continuo a ripetere. A me, come romana dispiace molto constatare come la mia amata città sia in mano al degrado sociale. Per molti una delle città più belle del mondo (per noi romani di sicuro caput mundi) al giorno d’oggi deve affrontare tanti problemi di ordine pratico, a livello di pulizia, di ordine pubblico, nel senso di togliere quel disordine che rischia di nascondere tanta bellezza e di trasformarla in una delle ultime città vivibili del pianeta.

Cupola di San Pietro in Vaticano

Ero partita con l’idea di scrivere sui parchi di Barcellona e sono finita per parlare di Roma, della mia amata città, che seppur io sia emigrata porto nel cuore con rispetto. Ma questo cuore sempre più spesso la piange, non tanto per un motivo nostalgico, quello si cura ogni tanto con un ora e mezza di volo, ma per il decadimento che questa città millenaria sta vivendo ogni giorni di più. I motivi? Rischio di essere ripetitiva, ma sono molti e vari. Non sarà oggi mia intenzione dirli, perché non voglio parlare male di Roma. Quello che vorrei fare invece è un appello ai romani: abbiate cura della città nella quale vivete, prendetevene cura in prima persona, insegnate ai vostri figli a riciclare, a non sporcare, a rispettare il bene pubblico, a non buttare le carte per terra. Considerare Roma come una donna importante, elegante, ma anche con l’anima delicata, un po’ linteressante nonna di tutti, affettuosa e giovanile, affascinante e misteriosa. Amiamola e aiutiamola a migliorasi, a essere presentabile e pulita, salvaguardiamo la sua faccia, che fa innamorare più o meno tutti nel mondo.

Piazza Navona con scorcio sulla sinistra della chiesa del Borromini Sant’Agnese in Agone. Al centro la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, Roma

Oggi volevo parlare dei parchi di Barcellona, ma sono finita a riflettere su Roma e sulla differenza di mentalità che noto a Barcellona da quando mi sono trasferita. A volte penso che se ogni romano avesse la possibilità di trasferirsi all’estero, per esempio in Nord Europa per un breve periodo, dove organizzarsi nelle politiche sociali, per esempio, vuol dire vivere meglio, avrebbe la possibilità di confrontarsi con una mentalità del rispetto del bene pubblico, tale per cui, tornando nella città natale apporterebbe di sicuro delle modifiche positive. Questo funziona come il passa parola. Dare l’esempio di alta convivenza civile è il modo migliore per insegnare, sopratutto ai nostri figli e ai concittadini che ciò è possibile. Se l’ho visto si può fare. Secondo me bisogna cambiare mentalità. Quando racconto di queste differenze ai romani spesso mi si commenta:” basterebbe così poco!” E già, ci vorrebbe più responsabilità da parte di tutti nel trattare meglio i servizi pubblici che la città ci offre, forse le cose cambierebbero. Secondo il mio parere le istituzioni da parte loro dovrebbero impegnarsi di più nel migliorare i trasporti pubblici e nelle politiche sociali. Voi romani che ne pensate?

Particolare di Fontana di Trevi, Roma

Prometto che il prossimo articolo lo dedicherò ai parchi di Barcellona come mi ero prefissata di fare all’inizio, ma poi scrivendo è andata così, l’ispirazione mi ha portata sul terreno della riflessione-sfogo di una romana, che seppur emigrata, vorrebbe vedere risplendere e non decadere la propria città, della quale si sente figlia, sorella e amica.

Cappella Sistina, Città del Vaticano

Per finire, romani che vivete all’estero, vi consiglio la visione e l’ascolto se ancora non lavete fatto della canzone di Max Pezzali “In questa città” dedicata a Roma. Una mia cara amica romana me l`ha inviata e al primo ascolto mi ha fatto emozionare. Un milanese che rispetta e ha capito come si vive in questa peculiare città.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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