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Giornata internazionale dell’infanzia

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Il 20 novembre ricorre la Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò il 20 novembre 1989 a New York la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, alla quale partecipano 194 paesi. Questo è uno strumento giuridico con 54 articoli in difesa dei diritti dei bambini.

Diritti dei bambini, che significa? Mi soffermo spesso a pensare quali siano i loro diritti e quanti di questi siano dimenticati dalla società purtroppo, spesso per senso pratico. Attenzione, la mia è solo una volontà di chiarimento, non di accuse. Partiamo dall’idea che essere genitore spesso non sia facile, che tutti noi abbiamo qualche volta sbagliato comportamento, purtroppo ci sarà capitato almeno una volta con i nostri figli. Forse abbiamo perso la pazienza, forse ci è capitato di urlargli contro, forse ci è partita anche qualche sculacciata. M’immedesimo e ripenso a quei sentimenti di dispiacere che in quei casi poi hanno colpito quel genitore, il senso di colpa scaturito dopo un comportamento non consono. Un genitore è una persona umana, che a volte purtroppo sbaglia, ma attenzione con questo concetto, non abusiamone. Prima di tutto i genitori sono adulti, o meglio, dovrebbero avere gli strumenti consoni alla comprensione della realtà circostante. In quando persone cresciute e mature dovrebbero cogliere i segnali per fermarsi prima e non cadere vittime di quella determinata situazione, che per esempio li ha portati allo stremo, agendo di conseguenza. Quando il genitore perde la pazienza, scende al livello del bambino, diventa immaturo. Quello che invece dobbiamo tenere a mente è l’autocontrollo. Molti di voi staranno esclamando: “facile a dirsi, ma poi, ti voglio vedere in certe situazioni!” Partiamo dal fatto che purtroppo è successo anche a me di perdere la pazienza, per fortuna poche volte. Detto ciò non voglio ergermi al ruolo di quella che non ha mai sbagliato, piuttosto vorrei creare punti di riflessione, donare l’opportunità di pensare che ci si può migliorare. Essere genitori non è per nulla facile. Portiamo con noi senza sosta tante responsabilità. Gli impegni quotidiani sono molteplici ed è facile arrivare stanchi o meglio, distrutti a fine giornata. Considero anche il sentimento di frustazione che qualche volta può riaffiorare in un determinato periodo oppure essere presente per lunghi mesi. Mi rendo conto che l’abitudine quotidiana che incombe su di noi è una sfida continua. Va bene, detto questo, dopo aver parlato delle fatiche pratiche di un genitore e averle comprese, specie se lavoratore, vorrei soffermarmi sugli aspetti sociopsicologici. È faticoso impegnarsi pure su questi fronti, richiede risorse, specie se non si hanno avuto gli strumenti. Per fare un figlio non ci vuole niente (è un modo di dire, tengo in considerazione con rispetto chi ha dovuto patire per averlo), la grande responsabilità è crescerlo. Ecco, da qui vorrei partire. Il desiderio di un figlio, la relazione che ci sarà poi tra i genitori e il piccolo è qualcosa che inizia da molto lontano. Forse già dal rapporto di coppia dei futuri genitori, che esiste prima di lui. Era un rapporto sereno, conflittuale? A me nulla mi toglie dalla testa che un figlio voluto sarà percepito dalla madre, anche se in misura infinitesimale, in modo diverso da uno che invece è stato cercato con consapevolezza. Poi c’è l’aspetto emotivo e psicologico del grande e lungo viaggio (seppure per tanti lati, breve) della gravidanza. Come sente la mamma quel bambino, lo voleva, è capitato, lo cercava, si percepisce realizzata, si sente invece frustrata? Il discorso è ampio e non si può risolvere in poche righe, ma mi piacerebbe lanciare dei punti di riflessione sul fatto che quel bimbo da quando nascerà (se non prima appunto) coglierà tutti quegli aspetti, all’inizio emotivamente, poi razionalmente, o meglio cercherà di spiegarseli da solo, se nessuno glieli chiarirà ( da qui la nascita di ansie e paure). Per creare nel bambino conoscenza logica e consapevolezza di sé il mio consiglio è di parlare con i figli, di spiegargli la realtà emotiva e logica della realtà circostante, di metterli al corrente, di farli sentire partecipi.

Dopo aver parlato di quelli che sono i diritti dei genitori, vorrei soffermarmi ora su quelli dei bambini e degli adolescenti, per i quali nasce questo articolo e la Giornata dei diritti dell’infanzia. Noi come genitori abbiamo il grande compito di amare i nostri figli. Se ci mettiamo a riflettere, con il tipo di educazione che oggi scegliamo di donare ai nostri figli siamo responsabili della futura società. Come? Vi chiederete. La società è composta da individui, siamo tanti su mamma Terra, di varie culture, nazioni e lingue. Difficile a volte mettere tutti d’accordo, mi viene da aggiungere in modo ironico… Perché? Se cerchiamo la risposta nel nostro lato più profondo, cosa esce alla luce? Come mai a volte non si riesce a metterci d’accordo? Perché esiste l’aggressività, la voglia di sconfiggere e purtroppo di eliminare l’altro, spesso se diverso? Quanti concetti tristi purtroppo esistono in questo mondo. Vi chiedo, tutto chiaro, fin qui? Adesso entrerò nel merito dei lati positivi. Perché? Vi chiederete. Ecco, sono una persona cresciuta con dei genitori che l’hanno educata a superare i problemi, ad andare avanti, a sapere sulla propria pelle, che la montagna si può scalare, dopodichè si può seguire oltre. I poblemi nella vita esistono per tutti purtroppo, ma bisogna secondo me imparare a capire che si possono risolvere, e che ogni cosa ha il lato negativo e positivo. Lo so che tra di voi ci sarà qualcuno che starà bisbigliano:” non è vero, ci sono problemi irrisolvibili, ci sono cose che hanno solo il lato negativo”. Ecco, a queste persone rispondo che purtroppo sì alcune ci sono, purtroppo la morte, le malattie gravi, le calamità e gli incidenti sono i lati negativi di questa vita. MA, MA, MA, ma per tutto il resto, che sono davvero tante altre situazioni, si può accedere al lato positivo. Uno degli intenti del mio blog è proprio questo, cercare di tirare fuori e di focalizzare il lato positivo delle diverse situazioni della vita, che più o meno accomunano noi ominidi su questo amato Pianeta Terra.

Adesso però, dopo aver scavato digressioni utili a scendere in pronfondità, mi soffermo sulla questione che prima vi avevo anticipato: i diritti dei bambini. Secondo me ogni bambino per crescere forte ha bisogno di tanto amore. Si potrebbe pensare il contrario, cioè che dare amore rende deboli, egocentrici e viziati. Permettetemelo, niente di più sbagliato! L’amore che i genitori-guida donano ai loro figli sono le fondamenta per poter far fronte proprio ai numerosi problemi, ne stavamo parlando prima, che la vita ci presenta davanti. Sapere che a casa c’è qualcuno che ci capisce razionalmente, empaticamente, che ci vuole aiutare a superarli, ma non risolvendoli al posto del bambino, ma aiutandolo a capire come, per acquisirne la forma mentis, che gli servirà nel futuro, fino a diventare un adulto forte. Dare coraggio è un aspetto fondamentale nella crescita dei figli, come lo è quella di spiegare quali siano i pericoli. Quello che mi preme sottolineare è che secondo me ogni bambino dovrebbe avere il diritto ad avere la possibilità di essere accettato, capito. I bambini non conoscono nulla della realtà che li circonda, siamo noi genitori che gliela dobbiamo spiegare. Non possiamo rimproverarli perché non sanno che quella cosa o quell’altra non si fa. Ma prima glielo abbiamo spiegato? Gli abbiamo detto perché si fa o perché è meglio di no? Il bambino che ne sa. E a quei genitori, lo so, che state per dirlo, che ora sussurrate “glielo dico sempre, ma non lo ha ancora capito”, ecco in questo caso rispondo che i bambini sono molto ripetitivi, non dobbiamo stancarci di tornare a dirgli cose che gli abbiamo già comunicato. Ci vuole pazienza, molta. Questo impegno è per fornirgli le indicazioni utili a capire come comportarsi. Il discorso secondo me è molto lungo, per oggi mi fermo qui, magari tra qualche giorno lo continuerò in un altro articolo. I diritti dei bambini mi stanno molto a cuore. Chiudo volendo far riflettere su un concetto secondo me chiave: noi genitori siamo responsabili degli adulti del domani. Sotto tanti aspetti ogni giorno stiamo construendo la società del futuro. Se vogliamo che sia migliore di questa, nella quale ora viviamo, dobbiamo impegnarci ogni giorno, in primo luogo impegnandoci per fare diventare i nostri figli persone sane di mente, che abbiano buonsenso e che si comportino in modo civile in società. Delle persone empatiche, che abbiamo gli strumenti razionali ed emotivi per accogliere l’altro, il diverso, che sappiano aiutare gli altri più che metterli in difficoltà e deriderli. Se non siamo noi genitori che ci incarichiamo per primi di questo ruolo importante di formazione, chi lo farà per noi? Nessuno. Il ruolo di genitore non si può delegare a terzi.

Spero di aver suscitato punti di riflessione. Se ci fossero anche pareri contrari, v’invito, con rispetto, a scrivere la vostra lasciando un commento qui sotto. Grazie per l’attenzione e godetevi la compagnia dei vostri figli passando tanto tempo con loro, in particolare il 20 novembre, la Giornata dei diritti per l’infanzia.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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