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Giornata contro la violenza sulle donne

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Il 25 novembre è la data che l’Assemblea delle Nazioni Unite ha indetto per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La data nasce dall’indicazione di un gruppo di donne, radunatesi a Bogotà nel 1981 durante l’Incontro femminista Latinoamericano e dei Caraibi. In quel giorno si ricorda l’uccisione delle sorelle Mirabal, attiviste femministe della Repubblica Dominicana, avvenuta proprio il 25 novembre 1960. In questa ricorrenza i governi, le organizzazioni internazionali, le ONG sono invitati a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema.

A Barcellona un cartello sensibilizza contro la violenza sulle donne “No vuol, dire No”. “Barcellona rigetta la violenza maschilista”

Continuare a creare sensibilizzazione su questo tema è importante. Purtroppo il fenomeno della violenza sulle donne è sempre esistito nella storia e continua ai giorni d’oggi. Dopo tanto progresso raggiunto, è ancora presente nella cronaca nera di quasi tutti i giorni. Perché il progresso civile non è andato di pari passo con quello tecnologico? Come mai dal Medioevo continua a essere presente pure nel XXI secolo tanta violenza sulle donne? Studiare la storia ci aiuta a capire la natura dell’uomo: brutale, conflittuale, alla ricerca della conquista del territorio, bramoso, avido. Da qui purtroppo l’avvio di tante guerre nella storia. Questi i lati negativi, poi abbiamo per fortuna i lati positivi dell’uomo, forte, coraggioso, brillante, avventuriero, altruista. Come studiosa di Sociologia mi sento di dire che è nella società che l’uomo, come animale sociale, sviluppa le proprie competezze adattive e costruttive., fa progetti, cambia e crea la sua realtà, per farla essere funzionale. Purtroppo in questa sua duplice natura ci sono millioni di anni di generazioni e di epoche passate, che questo animale sociale si porta appresso nei geni acquisiti come eredità, e che esprime in tanti modi diversi. Si potrebbe parlare anche di epigenetica. Per esempio come fattori aggreganti e responsabili del comportamento ci sono gli ormoni, tra i quali il testosterone regola gli alti e bassi dell’aggressività. Quello che mi preme dire, come blogger, come mamma e come donna, è che c’è anche un altro aspetto-chiave importante dello sviluppo prima del bambino, poi del ragazzo e infine dell’uomo: l’educazione. Parlare di ambiente sociale nelle conseguenze della crescita di un bambino vuol dire anche considerare come egli da piccolo si sia rapportato per la prima volta con il mondo femminile e con se stesso. Come lo trattava la mamma? Gli si rivolgeva male, con aggressività, aggredendolo, mancandogli di rispetto in continuazione, umiliandolo? E il padre che ruolo aveva, era un violento a sua volta? La famiglia è il primo gruppo sociale, nel quale i futuri uomini e donne del domani prendono consapevolezza di se stessi e dello stare in società. Insegnare ai nostri figli che fuori casa ci sono anche gli “altri” e le “altre”. Fondamentale è permettergli di accedere al rispetto di se stessi e al rispetto per gli altri. Un bambino che crescerà in un ambiente sereno a livello di autostima, sarà poi un ragazzo e poi un uomo, che saprà riportare in società, e nel suo rapporto di coppia, quello che ha imparato dalla mamma e dal papà quando era piccolo: come lo hanno trattato, quali i valori trasmessi. D’altro canto un bambino continuamente vessato, umiliato, al quale si insegna che i problemi si risolvono con le mani, con la forza, crescerà avendo solo quegli strumenti deviati per affrontare ed erroneamente risolvere i problemi che gli si presenteranno nel futuro. Da qui, ci tengo a sottolineare, l’importanza, ancora una volta, del rapporto che la madre, e il padre certo, instauri con il bambino (il discorso vale pure per le bambine, ma per i maschietti c’è il pacchetto genetico-ormonale, che vi ho illustrato prima). Ora è difficile pensare che gli uomini, in appena sessant’anni, abbiano tutti compreso i valori che i movimenti femministi ci hanno donato, lottando per la parità dei diritti e contro il maschilismo, dal 1960 in poi. Parlo con rispetto del movimento femminista, perché è nato proprio come una di quelle identità sociali, che a partire dalla seconda metà del 1900 hanno introdotto un altro modo di intendere e di salvaguardare i gruppi più deboli della società. Scusate, ma a me dà pure fastidio che si consideri il gruppo delle donne come uno dei più deboli della società. Ci sono donne forti in questo mondo, anzi, lasciatemelo dire, il sesso forte è proprio quello femminile. Quante di voi qualche volta si saranno soffermate a riflettere che se nel passato al potere ci fossero state le donne, forse le cose sarebbero andate in un altro modo? Anche le donne hanno i loro difetti, siamo volubili, dipendiamo anche noi dalle oscillazioni ormonali, ci portiamo con noi tante insicurezze, temiano di non potercela fare da sole, ci sentiamo bisognose d’amore. Poi ci sono i lati positivi, siamo energiche, determinate, coraggiose, forti, brillanti, simpatiche, creative, intuitive, sensibili. In alcuni momenti è proprio questa sensibilità che ci contraddistingue. Con ciò non voglio dire che non esistano degli uomini sensibili, come il contrario, che non ci siano donne aggressive e prepotenti, ma oggi mi sento di prendere la difesa di tutte quelle donne maltrattate, che non hanno avuto il coraggio di ribellarsi fino a oggi, purtroppo, non è colpa loro. Il mio appello da donna a donna è proprio uno sprono, abbiate il coraggio per migliorare la vostra vita, per spezzare quelle catene che fanno male a voi e ai vostri figli, se ne avete. So che non è facile… Amare se stesse e farsi rispettare è la prima cosa che ogni genitore, soprattutto il papà, ha il dovere di insegnare alla propria figlia, per metterla in guardia dalle insidie maschiliste, che purtroppo la società di questi tempi, (speriamo in tempi migliori), a volte scaraventa addosso a bambine, a ragazze, a donne.

IL NUMERO DA CHIAMARE A BARCELLONA: 016

Ci tengo a evidenziare un numero di telefono importante 016 che a Barcellona offre servizi di assistenza alle donne che sono vittime di violenza, fisica e psicologica da parte degli uomini. Questo numero offre l’opportunità di parlare, di rivolgersi a qualcuno per cercare di cambiare la situazione difficile nella quale si sta vivendo, un canale per cercare coraggio a cambiare, per prevenire e fermare il “femminicidio”, fenomeno purtroppo che continua a essere presente, soprattutto per mano dei partner o ex partner.

A Barcellona “Solo sì significa sì” in un cartello contro la violenza sulle donne

Come mamma di una bimba e di un bimbo mi sento impegnata su due fronti: da una parte come donna sento la responsabilità di far crescere mia figlia con la consapevolezza che dovrà sapersi difendere, ma che prima di tutto dovrà amare e rispettare se stessa. Dall’altra sento la necessità di insegnare al figlio maschio di rispettare tanto se stesso come le donne. Certo, vorrò anche insegnarli che pure lui dovrà sapersi difendere da donne, per esempio che vorranno essere con lui prepotente o che vorranno soggiogarlo a livello psicologico. Con esse dovrà imparare a destreggiarsi, a usare le parole e mai le mani. Imparare che la donna non è un oggetto, ma una persona da rispettare a prescindere da come si vesta. È anche vero purtroppo che ci sono donne (non siamo tutte uguali) che usano il loro corpo come fosse un oggetto. Mi distacco da questo tipo di donne, secondo me creano confusione nella testa degli uomini e si rendono antifemministe nei confronti delle donne. Mio padre mi diceva spesso che dovevo imparare a farmi rispettare. Mio padre è stato il primo che ci ha creduto, che lo ha messo in pratica nei miei confronti. Il suo rispetto per me, il suo amore lo custodisco nel cuore anche oggi che fisicamente non c’è più. Il suo esempio di ” vero uomo” rimane presente in me, ed è proprio questa sua grandezza e questo suo altruismo che vorrò insegnare ai miei figli. Il suo esempio di uomo forte, intelligente, sensibile e buono mi ha mostrato che esistono tanti uomini validi in questo mondo, tanti ai quali possiamo regalare il nome di “Uomo”. Ancora una volta ribadisco: la responsabiltà della società che verrà e degli adulti che la comporranno è di noi genitori. Detto questo Girl Power!

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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2 Risposte

  1. valeria ha detto:

    Gracias, muy interesante reflexión sobre el papel que juega la familia y la educación, pero luego el estado, nuestra segunda familia debería dar el ejemplo. En Catalunya hay muchísima atención y la mujer es más respetada y protecta según mi experiencia. En Italia todavía falta mucho por hacer.

    • Chiara Elia ha detto:

      Hola Valeria, gracias por dejar un mensaje. Estoy de acuerdo, el Estado y sus ciudadanos tienen el deber de enfatizar la igualdad de derechos. En Barcelona, ​​como sabes, existe una tradición feminista fuerte y activa, en la sociedad esto es evidente.

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