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Dolci momenti natalizi catalani e italiani in terra straniera

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Oggi è stato l’ultimo giorno di scuola di mia figlia di cinque anni prima delle vacanze di Natale. Dopo il concerto di qualche giorno fa, i bambini hanno accolto noi genitori in classe, recitando una poesia in catalano. Su invito delle maestre abbiamo poi potuto perlustrare l’aula insieme ai nostri figli. Mia figlia mi ha spiegato gli angoli dei giochi, i lavori che hanno realizzato, le foto, il calendario magico dell’avvento. Abbiamo salutato e soprattutto ringraziato le maestre per il loro lavoro e poi tutti a rincorrere i propri impegni, tra i quali prepare le valige per la partenza! Tanti italiani in questi giorni si riverseranno in patria pre riunirsi con le famiglie d’origine e festeggiare il Natale, la pace, l’amore, il calore familiare. Tanti italiani avranno anche scelto di rimanere in terra straniera, magari facendosi raggiungere da qualche parente, oppure creando sodalizi con gli amici rimasti.

Panettoni e pandori italiani in un supermercato catalano

Da quando mi sono trasferita a Barcellona mia è capitato due volte di trascorrere il Natale in Catalogna. La prima volta quando mia figlia aveva tre mesi e stavamo senza i suoi documenti, la seconda quando ero incinta di otto mesi del secondo figlio. Mi ricordo che in entrambi i casi i nostri parenti non poterono venire, ma con le videochiamate Skype ci tenemmo in contatto, era un po’ come stare lì con loro. Inoltre mi torna in mente l’attenzione di mia mamma, che insieme al mio papà decisero nel 2014 di mandarci un pacco pieno di prelibatezze italiane. Insomma una consolazione al fatto che non potevamo stare insieme.

Torroni catalani

C’è da dire che ogni anno noto sempre di più una varietà di prodotti italiani natalizi a Barcellona. Tanti panettoni e pandori sono arrivati anche nei supermercati. In alcune pasticcerie catalane hanno comunciato pure a confezionarne di artigianali, anche ben fatti. Per il resto dei dolci italiani non si trova altro. In Catalogna vantano una tradizione di torroni, perciò su questo tema preferiscono i loro e non ne emportano. Ce ne sono di tutti gusti e i più variegati. Alla mandorla, al cocco, ai pinoli, alle nocciole, ai pistacchi etc etc… Una volta li ho provati, e quello alla mandorla non era male. Certo, come italiana ho i miei sapori consolidati, ai quali faccio affidamento, ma sono aperta anche a conoscere altri sapori. Per esempio le Neules mi piacciono. Sono tipo dei sigari vuoti al centro composti da wafer e ricoperti di cioccolato oppure ce ne sono al naturale. Ne ho visti anche al cioccolato bianco e ripieni di nocciola. Durante la festa dei Re Magi il 6 gennaio si mangia invece il tipico dolce catalano, la torta dei Re. Di solito è come una grande ciambella con sopra canditi grandi verdi e rossi. Il sapore è simile alla nostra brioche. C’è un gioco associato: chi mangiandone una fetta trova il re vince, chi invece trova la fava, paga l’intero dolce! Noi usiamo comprarlo. Credo che i miei figli debbano conoscere entrambe le tradizioni culinarie natalizie, quelle italiane e quelle catalane. Durante la vigilia di Natale si usa mangiare Sopa de Galets, un brodo elaborato di verdure e carne con dentro la tipica pasta chiamata Galets, che sembra un guscio di lumaca gigante. Per Natale invece si usano i cannelloni, ripieni della carne bollita nel brodo del giorno prima.

Les Neules, dolce natalizio catalano

Continuo illustrandovi il presepe di Natale che hanno allestito a Barcellona. Dico subito che mi è piaciuto. Ho trovato interessante il commubio tra l’idea moderna e l’utilizzo di oggetti antichi, che escono da un’immaginaria soffitta. Una volta oggetti dimenticati, in questi giorni di festa divengono i protagonisti del Natlale. Questi oggetti fanno allusione ai ricordi, ma anche alla tradizione che si consolida in un presente che non vuole dimenticare le origini.

La facciata delle case del presepe con dietro l’Ajuntament di Barcellona

A Natale, come vuole la tradizione mondiale, ci si scambia i doni. Ecco, con rispetto parlando mi piace fare e ricevere i regali, ma personalmente ne farei anche a meno. Non voglio fare la guastafeste, adoro le feste di Natale, ma quello su cui punto di più è stare insieme alla mia famiglia d’origine, mia mamma, i miei fratelli, la famiglia di mio marito, i miei zii e cugini di Assisi e mia zia di Roma (ho altri parenti vicini nel cuore, ma lontani come quelli in Puglia, o altri emigrati all’estero come me, in USA e in Canada!). Il regalo più bello da quando vivo fuori dall’Italia è avere la possibilità di riunirci a Natale. Per quanto mi riguarda, per andare controcorrente, proporrei di fare i regali solo ai bambini, per gli adulti una bottiglia di vino, un torrone (italiano!) e una partita al Mercante in fiera, che poi a casa mia questa ultima cosa è di stra tradizione! Un regalo comunque ve lo voglio fare, una piccola sorpresa per i vostri figli, preparare la neve a casa!

Un lato del presepe di Barcellona 2019
Un altro lato del presepe di Barcellona 2019

NEVE FATTA IN CASA PROCEDIMENTO

Vi piacerebbe divertirvi con i vostri figli con la neve fatta in casa? Vi passo una semplice ricetta per passare un pomeriggio natalizio in allegria. Prendete un ampio vassio, meglio se dai bordi alti. Cospargetevi sopra il bicarbonato. Stendetelo con le mani. Prendere un po’ d’acqua e versatela sopra, poca, mi raccomado, qualche goccia. Cominciare a mischiare con le mani. Ecco, avete visto, avete la neve in casa! Certo, è una neve piuttosto calda, ma al tatto le somiglia molto. Ora vai con il pupazzo di neve!

Procedimento della neve fatta in casa

Tra l’altro oggi festeggio il cinquantesimo articolo di questo blog in cinque mesi. Sono contenta di esserci arrivata prima di Natale. Colgo l’occasione per augurarvi Buon Natale & Felice Anno Nuovo 2020! Godetevi in questi giorni la compagnia dei vostri figli!

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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