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Dove e come alloggiare con la famiglia quando si torna alla terra d’origine

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Quando si è una mamma all’estero ci si deve abituare alla flessibilità degli spostamenti, che si presentano quando si ritorna nella terra d’origine, nel nostro caso in Italia, per esempio durante le vacanze. Prima di tutto c’è il fattore casa, dove alloggiare? Si hanno i parenti, ma è facile che non ci possano ospitare per lunghi periodi. Inoltre è difficile avere una propria casa, dove risiederci in libertà. Conosco persone, che ora vivono all’estero, che hanno affittato le loro case italiane, per avere più entrate, ma che così facendo rinunciano alla loro libertà, quando tornano nella terra nativa. In molti casi queste persone si sono lamentate di non avere più la loro casa italiana, perciò preferiscono non fare le vacanze in Italia perché gli pesa andare a dormire dai parenti. Ecco, questa è una di quelle decisioni personali, che ognuno prende secondo a come vive la propria intimità. Per quanto riguarda me e la mia famiglia siamo fortunati. Quando torniamo in Italia abbiamo le “nonne volanti”, che in questo caso si trasformano in “nonne ospitanti”, che ci accolgono organizzate, a braccia aperte. Certo, non abbiamo una casa “nostra”, ma sia mia mamma che mia suocera hanno spazi grandi, con ancora le stanze dei figli, che prima vivevano con loro, libere e arredate. Le due “nonne ospitanti” vivono in provincia di Roma, ma a un’ora di distanza l’una dall’altra. Ci organizziamo in modo da passare gli stessi giorni da una nonna e dall’altra, per non far torto a nessuno, e perché entrambe, giustamente, ci tengono ad ospitare i nipotini, per passare quanto più tempo con loro. È una situazione che all’inizio può sembrare scomoda. Stiamo quasi sempre con le valigie in macchina per spostarci da un alloggio all’altro, ma ne vale la pena e poi mica lo facciamo a piedi! Tra l’altro le “nonne ospitanti” sono entrambe molto accoglienti e noi ci troviamo bene così.

Certo, come chi abita a Roma e dintorni sa, i mezzi di trasporto non raggiungono tutte le mete desiderate, perciò quando stiamo in Italia abbiamo bisogno di una macchina per spostarci. E anche in questo caso ci vengono in aiuto i parenti. È uno dei miei due fratelli che di solito si organizza per venirci a prendere all’aeroporto, per poi lasciarci la sua macchina. Lì abbiamo già montati i seggiolini auto obbligatori per i bambini. Ne abbiamo due a Barcellona e due appunto a Roma. Ecco, penso che vivere all’estero comporti pure una pianificazione familiare su due fronti: organizzazione e affetti tra le due terre. Ci si sente uniti, aiutati, coccolati. Quando arriviamo siamo ben accolti, anche questo è calore familiare, considerazione. Tornando al discorso delle case, che cambiamo in continuazione, c’è da dire che i miei due bimbi, di cinque e quasi tre anni, si sono abituati presto a percepire il cambiamento dell’ambiente circostante come un fattore di curiosità, positivo. Quando erano più piccoli ne risentivano, considerato che i bambini sono molto abitudinari, si stranivano spesso, insomma non facevano in tempo ad abituarsi a un luogo che già dovevano ricambiarlo. Adesso non è più così, ormai conoscono e riconoscono gli spazi e i particolari che ogni casa ha. Nella casa di nonna A. c’è il giardino che gira tutto intorno, da nonna L. ci sono le scale che salgono misteriosamente su. Da nonna A. ci sono tre gatti adottati più altrettanti randagi che vengono a trovarci, da nonna L. i gatti sono più paurosi, ma hanno modo di incontrare il cuginetto di quattro anni.

Da entrambe “le nonne ospitanti” c’è un clima mite, di affetto, di serenità e i bimbi questo lo sentono. Si percepiscono benvoluti, e anche se non è proprio il loro consono ambiente familiare, la gioia e la novità di stare lì vince su tutto e subentra l’entusiamo. Per quanto mi riguarda mi piace cambiare. Quando sono ospite a casa di mia madre ritorno a essere figlia a casa dei miei. Dormiamo tutti e quattro nella mia stanza di quando ero ragazza, con il bagno privato, insomma tutto un piano organizzato per noi. Mi emoziona ora strarci con la mia famiglia, con i miei figli. Quanti sogni e quanti pensieri ho eleborato su quel letto da ragazza, con il sorriso e a volte anche con i dubbi sul domani? Ora ci dormo sogni tranquilli e lì ci osservo i miei piccoli ospiti, che sono la mia pace. Un altro aspetto che mi piace che vivano i miei figli è il contatto con gli zii materni (i miei due fratelli con moglie e compagna) e paterni (la sorella di mio marito con il compagno e il figlio). Giocare con gli zii, in particolare con uno dei miei due fratelli, zio A., è più divertente che con i genitori! Capita anche a voi di avere un particolare zio o zia giocherellona, che passa le ore contento/a con i propri nipoti? A dir la verità a volte sembra che si diverta più mio fratello seduto per terra e disponibile al gioco continuo che i piccoli! Sarà di sicuro un ottimo papà quando gli toccherà.

Poi c’è la dinamica con il cuginetto. Questa è particolare, perché vivendo noi all’estero i bambini tra di loro si conoscono e non si conoscono tanto. Ci sono quei minuti che servono a riprendere confidenza, poi via a giocare insieme! Un altro aspetto che mi piace percepiscano i miei figli che vivono a Barcellona è la conoscenza di Roma e di Assisi (sarà mio dovere fagli conoscere poi anche la Puglia). Parlo di queste mete che rappresentano le mie origini familiari, che visito da quando sono piccola e fanno parte di me. Ogni volta che veniamo in Italia è d’obbligo il giro al centro di Roma. Anche in questo caso sono fiera di fargli vedere le strade che vivevo da bambina passeggiando con i miei genitori e fratelli, qualche anno fa. Con la scusa di vedere Roma e di incontrare le mie amiche di una vita, spesso coniamo le due cose, così diamo tanti appuntamenti, ogni giorno incontriamo un’amica con il nuovo figlio, con le sue novità lavorative, con le notizie fresche di un trasloco o cambiamenti vari, e ci si ritrova. Spesso mi vegono a trovare a casa di mia mamma e via con il tè e le chiacchiere. È sempre un grande piacere incontrare le care e vecchie amicizie, quelle che ti porterai sempre nel cuore, anche se andrai a vivere nel posto più lontano del mondo. Il lato positivo è che appena ti rivedi, sembra che ti ci sia incontrata il giorno prima. C’è sempre quella particolare complicità. Mi piace ora coinvolgere i miei figli.

Concludo con una curiosità, quando atterriamo all’aeroporto di Fiumicino mia figlia di cinque anni esclama ogni volta:” mamma, qui parlano tutti italiano!” Le piace l’idea di immergersi nella lingua materna. Quando invece torniamo a Barcellona, contenta di far ritorno nel suo nativo ambiente familiare esclama: “mamma, sono contenta di essere tornata a Barcellona, peccato che qui però non parlino tutti italiano!”

Succede anche a voi che vivete all’estero quando tornate in Italia? Fatemi sapere come vi organizzate. Lasciate un commento e iscrivetevi al blog

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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