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Una verde passeggiata per i parchi di Barcellona

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All’alba dei miei Anta (tra qualche giorno toccherà anche a me compierli) ho deciso di dedicare un articolo ai parchi di Barcellona. Secondo me parco vuol dire vita, e non solo perché ci si passa serenamente il tempo, correndo o rilassandosi con una passeggiata, ma anche perché la vita nostra che avanza la dobbiamo al verde, alle piante e agli alberi dei parchi. Il tema dell’ambiente florido e verdeggiante mi ha sempre creato una certa sensibilità. Adesso che sono mamma, cerco di trasmettere l’amore e il rispetto per la natura anche ai miei figli. A Barcellona ci sono diversi parchi, collocati in vari punti della città. Purtroppo, devo dire che nel complesso Barcellona non è proprio una città verde. Sì dietro alla città c’è la montagna con i grandi boschi del Collserola; davanti c’è il mare con delle spiagge molto belle, ma in città non c’è nessun parco che abbia quelle grandi distese di prato verde, come me le ricordo a Roma, a Villa Pamphili. D’accordo, va bene, i confronti non si fanno, ma a volte quella dimensione di coperta sul prato, dove giacere rilassati per guardare il cielo mi manca. Se a Barcellona si vuole trovare una situazione di questo tipo si va al Parc de la Ciutadella. Questo parco, situato vicino all’ Arc de Triomf nella zona centrale tra i quartieri Born, Fort Pienc e Vila Olímpica del Poblenou, ha la caratteristica, come molte cose a Barcellona, di essere accogliente, insomma un po’ di tutti. Sono variegate le tipologie di persone che si radunano lì, tutte insieme a condividerne pacificamente lo spazio: giocolieri, suonatori di djembe, praticanti di yoga acrobatico, turisti, famiglie con bambini, giovani, coppie, anziani. Insomma è un parco che va bene a tutti. Lì sì che si trovano i prati sui quali distendere una coperta sopra la quale sedersi e chiacchierare, magari suonando una chitarra e facendo altro (l’odore che si sente nell’aria in determinati punti non lascia dubbi, ma questo è un altro discorso). Mi piace il Parc del la Ciutadella, ogni volta che ci vado mi sento bene. C’è anche una grande fontana con due scalinate e un laghetto artificiale con le papere, fonte di attrazione per i bambini, e per i turisti che salgono a farsi due remate sulle barche lì a pagamento. Tra l’altro all’interno di questo parco ci sono due areegioco per i bimbi. Uno di questi in realtà è una bellissima ludoteca pubblica, che frequento molto e da sempre, alla quale si può accedere per far divagare i propri bambini. Ci vado spesso con i miei figli, a loro piace, immagino per il senso di libertà che si respira. C’è la possibilità di giocare con la terra, con vecchie pentole, con rastrelli e palette, e vai con la cucina fatta di fango e terra! Questa ludoteca ha uno spazio chiuso, che segue degli orari di apertura, e uno aperto, recintato, che permette alle famiglie di passare buone ore circondati dagli alberi con sopra la loro testa solo il cielo. Secondo me è una situazione molto spensierata, noi almeno ci andiamo spesso, specie d’estate quando si organizzano anche le bacinelle ripiene d’acqua, per la gioia di tutti quei bimbi, che per lo più nudi e sporchi di terra ci squazzano dentro. Ci sono anche altri parchi che mi piacciono a Barcellona.

Scorcio sul parco La Pegaso

Uno degli ultimi che ho scoperto è il Pegaso. Questo è situato tra i quartieri di Sant Andreu e La Sagrera. La particolarità di questo parco è che presenta un polipo gigante con i tentacoli che sono degli scivoli, tutto di leghe di metallo e legno. Sì, avete capito bene, scivoli! Ogni volta che con mio marito ci andiamo con i figli è più lui che si diverte che i piccoli!

Gli scivoli del Parc la Pegaso

Questo parco e altri della città sono nuovi o comunque in continua manutenzione. Quando vado al parco davanti casa mi accorgo di quanti giardinieri ci lavorino per mantenerlo in condizioni ottimali, sottolineando ancora una volta la cura per il bene pubblico. Spesso mi è capitato di vedere giardinieri che poi controllano anche la sicurezza di scivoli e altalene. Un altro parco che vi cito è uno nuovo, appena aperto, tutto in legno che sta in Carrer de l’Industra incrociando con Carrer de la Marina.

Il nuovo Parc de Industra

Poi ci sono i due parchetti di fronte alla Sagrada Família, il Parc del Turó, Parc del Putxet, il Parc de Predralbes, il Parc de l’Oreneta, dove c’è un trenino, ulteriore attrattiva per i bambini. Poi il Parc de les Aigües, Jardins del Príncep de Girona, Parc de l’Estació del Nord, Parc del Poblenou, il famoso Parc Güell, etc etc . Vorrei citare anche i parchi che ci sono al Montjiuc. Lì sì che è possibile sdraiarsi su un prato. Per quanto riguarda tutti gli altri ci sono zone adibite alle passeggiate, ai cani, ai giochi per i bambini, dove soprattutto è la sabbia a primeggiare, di conseguenza al parco ci portiamo, noi come molte famiglie, palette, secchielli, formine per la sabbia. Di erba, no non mi fraintendete, volevo dire di prati non ce n’è, o proprio pochi come vi ho detto.

Un parco a Les Corts

Una volta mi è capitato di andare in un parco a Sarrià , uno dei quartieri più ricchi della città, dove con i miei figli e mio marito avevamo trovato un pezzo di prato dove straiarci, era agosto, dovevo allattare, perciò cercavamo un posto all’ombra, che avesse anche un po’ di luce. Dopo esserci posizionati, contenti e beati, mio marito si era messo a giocare a palla con la bimba più grande, che all’epoca aveva tre anni. Ad un certo punto, mentre allattavo il mio piccolo di otto mesi ci accorgiamo che alcune sentinelle, che stavano facendo la ronda, in quel momento stavano venendo proprio da noi. E ora che vogliono? Ci siamo chiesti stupiti. Bè, non ci crederete, ma ci hanno invitato ad alzarci, e non hanno voluto sentire storie, di me che allattavo per esempio. Ci dissero che sul prato non ci si poteva sdraiare, nè sedere, punto. Per me, che vengo da Roma, con Villa Pamphili nel cuore era un oltraggio. Finalmente incontriamo a Barcellona un parco con tutto quel prato e non ci si è concesso di “sbragarcisi” sopra? Perché? Il perché non l’ho mai capito, ho intuito che forse per salvaguardare il verde, in senso letterale, bisognasse accontentarsi solo di contemplarlo. Comunque ce ne siamo andati in un altro parco, ma aimè di verde prato soffice neanche l’ombra, incontrammo di nuovo solo sabbia, il gioco favorito dei bambini. Forse meglio così, stimola la manualità. Va bene, il mio motto è di guardare il lato positivo delle situazioni, e in questo caso fu che andandocene da lì conoscemmo un’altra parte della città e un altro parco prima sconosciuto, appunto. Non fissiamoci sul prato del vicino che è sempre più verde, perché a volte non è così, e meno male, non siamo tutti uguali!

Il polipo con gli scivoli al parco La Pegaso

Con questo concludo dicendovi che mi piace esplorare e conoscere la città dove abito, è affascinante, con essa si va a caccia di nuovi (s)punti di verde.

Ora tocca a voi: nella città dove abitate ci sono pochi o tanti parchi? Sono lasciati al degrado o curati? Raccontatemi con un commento all’articolo e ricordatevi di iscrivervi al blog.

A presto. Ci risentiremo dopo il compimento dei miei Anta!

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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