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La Festa della donna nel 2020

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Un vero femminismo avverrà quando ogni donna sarà considerata come persona. Ecco il riassunto della mia posizione. Sono sempre stata paladina contro ogni ingiustizia. Per fortuna ho avuto un padre, che per quanto nato nel 1936, ha avuto una mente aperta e altruista, che mi ripeteva spesso: “impara a farti rispettare, soprattutto dagli uomini”. Da quando ero bambina mi ha fatto sentire il suo amore per me. Certo, quando era il momento di apparecchiare la tavola, ricordo con il sorriso che chiamava sempre me, e io bambina gli rispondevo che aveva anche altri due figli, i miei fratelli, perché allora dovevo apparecchiare solo io? Quello lì sarà stato un suo lapsus generazionale, perché ha sempre trattato me e i miei fratelli allo stesso modo. Anzi, forse perché ero la più grande, ha accettato che facessi da ragazza le prime esperienze fuori casa, prima dei miei fratelli, più piccoli, come andare a lavorare a vent’anni nei pub di notte, per pagarmi gli studi universitari. Spesso mi veniva a riprendere lui con la sua macchina a Trastevere, aspettava che staccassi anche a tarda notte, che dolci ricordi. Grazie papà per la forza che mi hai trasmesso, che mi ha fatto diventare una donna che ama la sua femminilità e non con una maschera da pseudomaschio. Per questi motivi la mia solidarietà con il mondo femminile, il mio “femminismo” non nasce dalla rabbia, dall’essere stata ignorata dal padre oppure dall’essere stata costretta a seguire dettami da un potere maschile, ma dalla scoperta del mondo, dalle letture, dagli studi classici del liceo e quelli dell’università in Sociologia. Non sono una di quelle femministe che odiano gli uomini, no, li rispetto, quando questi siano rispettabili. Proprio per il fatto che ho avuto uno splendido padre e ho due fantastici fratelli posso con sicurezza affermare a quelle donne, che hanno per tanti motivi, forse anche crudeli, perso la fiducia negli uomini, che questi non sono tutti uguali, di avere speranza.

La mia solidarietà si avvicina soprattutto a tutte quelle donne che nel mondo purtroppo subiscono il fatto di essere nate femmine. Essere donna non è una colpa, è bello. In tanti posti del mondo si è raggiunta più civiltà, in tanti altri purtroppo le donne sono ancora considerate delle schiave, la parità dei diritti è lontana ancora dalla realtà. Mi ricordo, quando durante la mia tesi di laurea sostenevo che nel mondo Occidentale degli anni 2000 si fosse quasi arrivati alla parità dei diritti tra uomo e donna. Il mio relatore, l’emerito prof. Izzo, mi chiese in merito: “è proprio sicura che nell’Occidente contemporaneo si sia raggiunta la parità tra uomo e donna?”. Voi come avreste risposto? Ci riflettei su, approfondii la bibliografia e capii come sviluppare meglio l’argomento. Documentandomi di più notai quello che il professore mi suggeriva: non abbassare la guardia, continuare a lottare per conquistare nuovi traguardi per le donne, più dignità, più rispetto, più amor proprio.

In Italia come in Spagna, per esempio, considerata una stessa mansione lavorativa, gli stipendi tra uomo e donna sono diversi, quello della donna è più basso solo perché donna. Questo è solo un esempio di diseguaglianza. In Italia le cariche alte sono per lo più occupate dagli uomini. In Spagna ho notato invece che c’è più sensibilizzazione a favore delle donne. Le cariche politiche quest’anno sono state assegnate per lo più a signore. A Barcellona c’è una continua campagna profemminismo. Non si perde mai occasione per ricordare agli uomini e alle donne che la città catalana rifiuta ogni forma di maschilismo, tra l’altro ha in carica una sindaca donna appunto. Purtroppo solo nel 2020 le vittime di femminicidio sono arrivate a 20. Questi numeri variano negli anni e sono agghiaccianti. Perché tanta efferatezza nei confronti delle donne? Ho la sensazione che questi uomini che si convertono in femminicidi, abbiano avuto a loro volta la sfortuna di vivere il loro momento dell’infanzia attraverso la violenza, dove ne erano le vittime. La violenza genera violenza. È lontana da me la voglia di giustificarli, figuriamoci, ma di spiegare, cosa che un/a buon/a sociologo/a cerca di fare.

Bisogna educare fin da piccoli i nostri figli maschi al rispetto per le bambine, che poi saranno ragazze e poi saranno le loro donne. Certo, ciò comporta che noi, come mamme, in primis dobbiamo trattare i nostri figli maschi con amore e rispetto, spiegandogli le cose e non lasciandoli allo sbando, non umiliandoli, perché ciò accrescerebbe in loro la rabbia nei confronti delle donne, figura che conoscono per la prima volta attraverso la madre. L’ameranno se saranno amati, la odieranno se non saranno considerati. Dall’altra parte ci sono anche donne che subiscono mancanza di rispetto da parte del padre e anche in quel caso si svilupperanno personalità deboli, fragili, influenzabili. Una bambina diventa forte psicologicamente anche perché ha avuto un padre che l’ha fatta crescere nel rispetto di se stessa, che le ha trasmesso la stima per la sua persona, che l’ha accettata, che l’ha fatta sentire importante. Tutto ciò accresce l’auostima e quella bambina si amerà di più e diventerà una donna che cercherà un uomo che la tratti bene, che ne rispetti le doti, che anni prima già il padre aveva visto e apprezzato in lei. Essere genitori vuol dire avere la responsabilità della crescita psicologica dei nostri bambini. Un giorno avremo i figli che ci meritiamo.

Un altro aspetto che mi piacerebbe considerare è “il fraintendimento del femminismo”. Secondo me non sono donne emancipate, ai giorni nostri, quelle che pensano che imitando l’uomo arrivino ad avere più rispetto da questi. Non dobbiamo vestirci con pantaloni per farci rispettare, oppure ruttare come loro, oppure scopare tanto come loro. Non è questo che ci renderà delle donne femministe, o comunque delle donne-persone. Metto nello stesso pentolone anche quelle donne che pensano che usare il proprio corpo “liberamente” possa aiutarle ad essere donne libere. Mi spiego meglio. Una donna che usa le sue armi di seduzione e il suo corpo per ottenere da un uomo quello che vuole per poi lanciarlo nello schifo, non è una donna, ma un’opportunista. Scusate, ma ormai, dopo 60 articoli mi avrete imparata a conoscere, sono una persona franca, diretta. Una donna che usa solo il suo corpo per ottenere ciò che vuole non è una femminista, non ha dignità e secondo me taglia il filo di solidarietà che si è instaurato tra le donne negli ultimi anni.

Donne, vinceremo la nostra battaglia con il cervello, con la cultura, non con le tette e con il culo! Siamo forti e intelligenti, anche belle. A vent’anni, mi ricordo, mandavo delle email alla redazione di una trasmissione televisiva italiana, recriminando lo schifo di vallette e donne mezze nude, solo per fare ascolti. Da quei giorni mi rifiutai di vedere la televisione, e dopo vent’anni ancora non la vedo, preferisco la radio, il cinema e la lettura. Il mio non è un discorso per essere puritani, non è il nudo in sé a darmi fastidio, ma il fatto che alcune donne e alcuni uomini lo usino per arrivare ai soldi, al successo, e che queste donne così facendo si sentano più potenti. In realtà non si rendono conto che invece sono solo strumentalizzate, non libere. Una donna che studia, che è acculturata, magari anche bella, deve faticare di più per arrivare al successo. Non è giusto! La vanità contro la cultura. Cosa ci sentiremo di insegnare alle nostre figlie? Studia e credi in te stessa o fatti fotografare mezza nuda così guadagnerai un sacco di soldi e sarai famosa? Questo dipende dall’educazione che gli trasmetteremo, dai valori nei quali crediamo, tutto parte dalla famiglia, che filtra, filtra, filtra i controvalori dei Mass Media e della società capitalistica, dalla quale più o meno tutti noi occidentali siamo stati contagiati. Ma non parliamo di contagi di questi tempi. Pensiamo in positivo. È la cultura che ci rende donne libere ed emancipate.

Donne, aprite gli occhi e valorizzate i vostri lati femminili e peculiari, usate il vostro affascinante cervello, leggete, studiate, laureatevi, partorite, siate mamme, lavorate, abbiate una vostra opinione, fate sport, suonate, siate libere, ballate, occupate posti di potere, impegnatevi, siate simpatiche e brillanti, siate sicure di voi e sensibili, riscopritevi umili, intelligenti, ascoltatevi, inoltre mettetevi le gonne, le scarpe con il tacco o quelle da ginnastica, i jeans, le tute, i vestiti da sera, truccatevi, siate acqua e sapone, portate i capelli lungi, corti. Qualsiasi cosa scegliate, fatelo per stare bene con voi stesse, per rispettarvi, perché voi siete la vostra migliore amica, amatevi con dignità più di quanto un uomo o un’altra donna possa fare nei vostri confronti. Buona festa della donna. È bello esserlo oggi, come negli altri 364 giorni.

Voi come vivete la vostra femminilità? Se sei un uomo che legge, come consideri le donne? Lasciate un commento qui sotto, non siate timidi/e

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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Una risposta

  1. Chiara Cacciaglia ha detto:

    Chiara, dolce, forte, gentile e determinata Chiara! Grazie per queste parole sagge, lucide e piene di passione! Condivido in pieno! Buona giornata della donna a te! 🌈🔝

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