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Scuole e università chiuse in Catalogna per il Covid-19

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È arrivata verso l’ora di pranzo di giovedì 12 marzo la notizia ufficiale dalla Generalitat de Catalunya, da venerdì 13 marzo rimarranno chiuse le scuole e le università per 14 giorni. Mi sento più tranquilla. Stamattina con mio marito discutevamo se tenere a casa o no nostra figlia di cinque anni. Alla fine, pur essendo preoccupata, volevo prima informarmi meglio con le autorità del posto sul da farsi e non tenerla a casa con l’ansia, perché solo lei lontana dalla classe? Così ho chiamato lo 012 il numero della Generalitat de Catalunya e ho chiesto informazioni sull’eventuale chiusura delle scuole, su cosa mi consigliavano di fare. La funzionaria mi ha risposto che non c’erano ancora misure di questo tipo e che avrei dovuto consultare le notizie sul coronavirus solo una volta al giorno, per non crearmi stati d’ansia. Poi mi ha mandato un’email con i Bollettini della Salute aggiornati. Per questo ringrazio, ma cresceva il mio dubbio: cosa devo fare come mamma domani, mandare a scuola mia figlia oppure no? Alla fine il mio istinto mi indicava di non mandarla, di essere prudente. Poi le notizie di corridoio sulla chiusura delle scuole, poi quelle ufficiali verso le ore 13:45. Intanto telefonate tra mamme italiane per confrontarsi.

Ieri ho seguito una trasmissione su una rete italiana, che mi ha fatto sentire un grande orgoglio patriottico. Vedere un’Italia così unita, solidale, responsabile mi ha reso fiera. Di solito, si sa, noi italiani siamo spesso individualisti nei pensieri, nelle abitudini, in un certo senso potremmo tutti divntare il CT della nazionale di calcio, come tutti potremmo con facilità fare meglio del Primo Ministro di turno, siamo fatti così, però ora osservo e sento una grande solidarietà sociale, che si propaga dal Nord al Sud passando per il Centro. Vedere quelle immagini di piazza Trilussa a Roma vuota mi ha fatto esclamare:”che bello!” Sentire questa solidarietà mi ha commossa. Bravi italiani, state dando scuola in Europa e nel mondo, tutti vi guardano e vi ammirano, continuate così. Ora tocca a noi italiani residenti all’estero, e ai nostri concittadini, catalani e spagnoli. In Spagna le scuole già si erano chiuse nelle Comunità Autonome di Madrid e della Rioja, oggi si sono unite la Catalogna e i Paesi Baschi. Chissà se ha influito il fatto che è stata trovata positiva al virus Irene Montero, moglie di Pablo Iglesias di Podemos?

A Barcellona non c’è al giorno d’oggi un focolaio grande, ma se ne è trovato uno in un paese, a Igualada a 69 km dal capoluogo catalano. Tra l’altro anche 5 consiglieri dell’Ajuntament sono risultati positivi al virus covid-19, perciò anche la sindaco di Barcellona Ada Colau si è messa in autoquarantena preventiva, pur stando in salute. Anche le nostre abitudini in Catalogna stanno per cambiare. Le mamme sul gruppo wtsap già fanno domande, come farò con i figli se lavoro? Durante i prossimi giorni già si parla di telelavoro per le aziende che lo possono fare, mio marito inizierà da casa proprio venerdì 13 marzo. Un’altra mamma ha chiesto al gruppo se ci si voleva incontrare al parco con i bambini, ma un papà, come anche io, le ha risposto, meglio di no, per evitare altri tipi di contagi. Vediamo quali altre misure preventive si prenderanno in Catalogna. Vi aggiornerò con un altro articolo. Intanto guardiamo all’esempio italiano e forza anche a noi italiani all’estero.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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