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Tra #iorestoacasa e #quedateencasa riflessioni ai tempi del coronavirus 2020

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L’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia, l’Italia sta in stato d’assedio. Nel Nord gira la polizia con i megafoni per strada per intimare a tutti di rimanere a casa, sennò denuncia penale. Ora anche nel resto d’Italia aumentano i controllo per strada. Adesso si è unita anche la Spagna che in data odierna ha dichiarato lo stato d’allerta. In Catalogna da oggi chiudono le aree commerciali non destinate alla vendita di alimentari. Insomma il panorama sembra in stato di guerra. Dopo settant’anni molte nazioni del mondo, se non dell’intero pianeta, chi prima e chi dopo, stanno cercando di difendersi al meglio per ditruggere questo coronavirus. Queste misure preventive sono utili, e prima si prendono meglio è. In Catalogna non subito si era capita la gravità della situazione, perché non c’erano i numeri per poter dichiarare uno stato di “guerra” al virus. Da oggi invece anche a Barcellona siamo tutti barricati a casa, come ci fossero i bombardamenti. La scuola ci ha inviato un vademecum , cioè delle misure che noi italiani già conoscevamo, purtroppo perché l’Italia sta avanti in questo stato d’allerta di almeno dieci giorni.

Le misure preventive in catalano della scuola di mia figlia arrivate oggi

Ora anche le altre nazioni europee e non si preparano e guardano all’esempio italiano. La restrizione chiamata #iorestoacasa in Spagna è stata tradotta con #quedateencasa. Medici e infermieri hanno lanciato una campagna propagandistica spagnola simile a quella italiana, per invitare le persone a barricarsi, mentre loro lavorano in corsia. Prima si è unita l’Italia per iniziare la battaglia contro il virus, ora piano piano si uniranno anche gli altri stati. Tutto il mondo dovrà essere solidale e forte. Certo che le riflessioni che nascono sono tante. Questo minuscolo esserino chiamato Covid-19 ci ricorda che siamo formiche su questo Pianeta. Le abitudini sociali stanno cambiando. Ci si ridimensiona. Probabilmente questi momenti di pausa dai ritmi frenetici della nostra quotidianità da anno 2020, da futuro, ci stanno facendo ricordare che forse dobbiamo rallentare. Lo stare a casa ci farà bene, riscoprire dei valori messi da parte, come rivalutare il prendere le cose con calma, i momenti passati in famiglia, lo stare insieme, seppur isolati dagli altri affetti, come i parenti e gli amici. Sui social sono girate battute ironiche di questo tipo “sono rimasto a casa con la mia famiglia! Sembravano brave persone”, per sottolineare quanto siamo abituati a correre di qua e di là, e spesso ci perdiamo invece i momenti essenziali, proprio trascurando le persone che amiamo. Per rincorrere cosa poi? Il successo? Il lavoro? La carriera? Il potere? Ecco, questi momenti di riflessione non sono scontati.

Facendo la mamma a tempo pieno da più di sei anni ho avuto modo di capire che per conoscere i nostri figli bisogna passarci del tempo insieme e creare canali comunicativi limpidi e sereni. Vi potrà sembrare una cosa ovvia, ma per molti genitori super impegnati tanto ovvio non è, credetemi. Ora siamo tutti costretti a casa, benissimo, guardiamo il lato positivo: farò qualche gioco in più con i miei figli, ritornerò a essere bambino, prepareremo la pizza insieme, leggeremo, ascolteremo la musica, disegneremo, vedremo qualche cartone animato in poltrona uno accanto all’altra, parleremo. Ecco, semplicemente riallacciare il canale comunicativo, già solo questo rimpierebbe la giornata di ogni componente familiare soprattutto dei bambini in modo egregio e dignitoso. Pensate a quante sane attenzioni ora dispongano i nostri figli costretti a casa con noi? Un dialogo conoscitivo mette le fondamenta per un buon rapporto genitori-figli, che porti l’attenzione sugli individui presenti, tutti a turno dovranno parlare ed essere ascoltati, lasciando soprattutto spazio ai bambini. Non sono forse loro a vivere fisiologicamente la fase egocentrica?

Vi scrivo qualche idea e qualche gioco per passare del tempo in casa con i figli:

  1. Fare un dolce
  2. Ascoltare musica, cantare e ballare
  3. Giochi da tavola
  4. Simulare un concerto con il pubblico di turno
  5. Nascondino
  6. 1, 2, 3 stella
  7. Lego
  8. Gioco del negozio e della cliente
  9. Disegnare, decorare, ritagliare e attaccare
  10. Usare la fantasia
Giocare al dottore forse è la cosa più comune di questi tempi

Nel prossimo articolo mi dilungherò di più su alcuni consigli per giochi in casa, certo dipende dall’età del figlio e dalle proprie attitudini, ma penso che in questi casi ogni genitore che abbia fantasia potrà avviarne tanti, nuovi e divertenti. D’altronde quello che di più interessa ai nostri figli è di passare del tempo insieme a noi, di essere considerati, e questi 14 giorni sono davvero molto preziosi per loro, e per noi.

Voi che ne pensate? Come vi state organizzando?

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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