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Primo giorno di libertà per i bambini in Spagna, 26 aprile 2020: una nuova liberazione

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In Spagna il 26 aprile una nuova liberazione per i bambini e per i genitori al seguito. Il 25 aprile invece si è festeggiato il 75esimo anniversario dalla liberazione dell’Italia dal fascismo. E’stato d’obbligo cantare o ascoltare la canzone partigiana “Bella Ciao”. Sui social ho voluto condividere la versione dei protagonisti de La Casa de Papel, la serie spagnola che ha avuto tanto successo nel mondo. Questa canzone ha un’importanza che va oltre al significato politico, perché riflette il significato della libertà. Libertà che ora ci viene negata dall’arrivo improvviso di questo virus minaccioso, il covid-19. Ora, il fascismo è stato di sicuro più violento, e all’epoca si parlava di assenza di altre libertà fondamentali, quelle di espressione, ma in un certo senso ora a causa di questo confinamento a casa forzato ci troviamo a vivere un’altra mancanza di libertà. Se pensiamo che in Spagna il dittatore Francisco Franco è molto nel suo letto nel 1975, senza resistenza o lotte da parte degli spagnoli (a parte forse i catalani durante la Guerra Civile), ci rendiamo conto di quanto sia giovane questa nuova democrazia in territorio ispanico. Sono solo più di quarant’anni che gli spagnoli, in particolare lo vedo con i catalani, possono di nuovo aggregarsi in strada e soprattutto possono parlare in libertà le lingue ufficiali nella penisola iberica: oltre al castigliano, il catalano, il gaieco, il basco. Il fatto che una serie spagnola adotti una canzone partigiana come “Bella Ciao” per rivendicare la sua lotta è importante, mi sembra una loro voglia di riscatto. Adesso però ci ritroviamo confinati tutti a casa, Spagna, Italia, Francia, Inghilterrra, il mondo intero, per un nemico in comune, che non è politico, ma che limita la nostra libertà e sta minando l’economia. Pare che negli USA ci sia una crisi economica pari o peggiore a quella del 1929. La società sta cambiando a causa di questa pandemia e quando ne usciremo non saremo più quelli di prima.

Oggi 23 aprile 2020, dopo 43 giorni a casa siamo usciti con i nostri bimbi, grazie al fatto appunto di essere genitori. Il governo spagnolo ha dato il permesso ai bambini di andare a fare una passeggiata di un’ora a giorno dalle ore 9 alle ore 21, fino a 1 km da casa. Un adulto potrà accompagnare fino a tre bambini. L’uso della mascherina è facoltativo, dicono le autorità, l’importante è che si rispettano le norme igieniche e che si mantenga la distanza di sicurezza. Per noi oggi è stata un’emozione unica. Siamo usciti alle ore 10:30 e siamo tornati alle 11:30. Tutto quel verde mi è saltato all’improvvismo agli occhi, mi sembrava di più di quello che ricordavo, più intenso, più luminoso, più affettuoso. Avevo la sensazione di abbracciare la natura, tutta. Il sole ci ha ricaricato. I miei figli hanno corso in lungo e in largo, hanno osservato gli alberi alti e contemplato uno specchio d’acqua. Mia figlia di 5 anni uscendo dal portone di casa ha esclamato: “mamma, guarda le piante come sono cresciute!” I bimbi si sono comportati bene. Gli abbiamo spiegato giorni addietro che non avrebbero potuto toccare nulla, nè avvicinarsi ad eventuali amichetti incontrati per strada. Il governo spagnolo ha vietato l’uso di installazioni ludiche per arginare i contagi. I miei figli hanno accettato le regole, hanno capito le spiegazioni fornitegli. L’unico inconveniente è che ho trovato sporco il parco dove siamo stati stamattina. Secondo me l’Ajuntament de Barcelona, il comune per capirci, sarebbe dotuto stare più attento alla pulizia. C’erano vari bimbi con i genitori che per la prima volta dopo sei settimane correvano felici con la palla, con il monopattino o con le bici, ma putroppo il suolo con il terriccio era pieno di cacche di cane nascoste o esposte. La responsabilità è personale, ogni padrone dovrebbe essere civile ed educato, ma putroppo stamattina da questo punto di vista ho notato il degrado. Di solito non sono una persona che si lamenta, anzi cerco sempre di vedere il lato positivo, ma in questo caso penso che farò una lettera di reclamo all’Ajuntament de Barcelona o li chiamerò. Sapendo da giorni che i bimbi sarebbero usciti il 26 aprile per la prima volta, avrebbero potuto pulire meglio l’intorno! I bimbi si muovono e possono cadere al suolo, soprattutto se piccoli. È quello che accidentalmente è successo oggi al mio bimbo di tre anni, è saltato da un muretto ed è caduto in una zona sporca di piscio di cane secco e di cacca di piccione. Noi abbiamo provveduto a cambiarlo, pulirlo disinfettarlo, ma penso che se quel pezzo fosse stato pulito, come di solito si fa a Barcellona, (i catalani ci tengono a lavare le strade con gli idranti), sarebbe stato meglio.

Comunque concentriamoci sul bello di questa gironata: uscire. Con questa nuova conquista siamo entrati nella “Fase 0” del desconfinamento di 4 nuove fasi. È duro, ma stare a casa ci faceva sentire protetti, non poteva succederci nulla, anche perché noi la spesa l’abbiamo sempre richiesta on line. Per me erano sei settimane che non uscivo di casa, neanche per buttare la spazzatura, perché ci andava mio marito di notte. Ora mi rendo conto che stiamo riacquistando la nostra libertà piano piano, ma prima che si trovi un vaccino passeremo, a sentir parlare gli esperti, in altre fasi, lunghe, forse ci vorrano mesi, forse un anno per raggiungere l’ambìta libertà, quella totale, simile a quella che ci ricordiamo prima del Covid-19. La storia umana è cambiata, ora c’è un pre e un post coronavirus. Le nostre abitudini sono mutate. Ci siamo scoperti in situazioni che prima neanche uno sceneggiatore di film di fantascienza avrebbe immaginato per un film apocalittico. Cambieremo come individui e come società, adotteremo misure sociali nuove, rivolte alla nostra protezione. Penso che è bene informarsi, ma non andare più in là della premonizione del “giorno per giorno” per non sfociare nella paranoia. Cerchiamo di vivere il qui e ora come mai abbiamo fatto prima, importante e utile per la nostra salute mentale. Continuo a dire che lo Yoga aiuta in questo, dobbiamo prenderci cura di noi stessi nel presente. Siamo umani, ogni tanto potremo anche sentire lo sconforto, il disagio, la fatica della quarantena, ma dobbiamo mantenere viva la speranza ed essere consapevoli che la vita, per sua natura è cangiante, mutevole, imprevedibile, possiamo controllare alcune cose ed altre no. Se sapremo accettare questo, terremo nel cuore la giusta serenità per andare avanti e mantenerci lucidi. Ce la faremo, e soprattutto, un altro consiglio, ridete, cercate di matenere il sorriso dentro di voi, ve lo dico da romana, da chi ha vissuto in una città, Roma, dove a battuta è na filosofia de vita, è terapeutica, te serve a mantenette attaccato aa vita, che a vorte po esse tanto dura, ma che c’ha tanti risvolti positivi, daje su ce a faremo, uniti nel core e nell’anima!

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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