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Festa della mamma durante il covid-19: un omaggio particolare

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La prima domenica di maggio in Spagna si celebra la festa della mamma, mentre in Italia e in altre parti del mondo si festeggia la seconda domenica. In entrambi i casi quest’anno questa festa l’abbiamo vissuta durante la pandemia da coronavirus. Da qui mi nasce la necessità di omaggiare queste donne, che durante questo periodo duro hanno dovuto attuare come mamme a tempo pieno. Un conto se sei una donna che lo ha deciso liberamente, un’altra se ti cade all’improvviso una realtà che non hai scelto e ti ci senti costretta. Per quanto mi riguarda, lo sapete, ho deciso di fare la mamma a tempo pieno per i primi tre anni di vita dei miei figli, ne ho due, perciò sei anni di stop dal lavoro. Essendo stata una libera scelta, quando mi si è catapultata addosso questa nuova realtà della quarantena ero abbastanza abituata a passare ore con i miei figli. Certo, non ero abituata a stare a casa così tante ore senza mai uscire, questo no, e durante quei giorni duri mi sentivo spesso una gabbia che mi imprigionava il cervello, questa la mia immagine metaforica, ma sapevo che dovevamo rimanere lucidi e forti mentalmente. Abbiamo tutti noi dovuto attuare secondo una forza di adattamento che abbiamo tirato fuori all’improvviso. A questo si è unita la solidarietà collettiva, la speranza di uscirne, l’ottimismo di avere presto un vaccino disponibile, l’arrivo delle mascherine, la necessità di informazione etc etc.

Da un primo scenario desolante, dove la sanità era in tilt, si è passati, dopo quasi due mesi, a fasi successive di rinascita verso una nuova e progressiva normalità. Abbiamo visto che dall’11 maggio sarà l’inizio di nuovi scenari. In Spagna per esempio, secondo le diverse necessità delle Comunità Autonome si inaugurerà la Fase 1, dove per esempio alcuni ristoranti potranno riaprire al 30% dell’aforo e quelli con una terrazza, cioè con tavoli all’aperto. Partendo dal riassunto di questo ultimo scenario, vorrei omaggiare le mamme che quest’anno hanno vissuto la festa della mamma in uno scenario pandemico, una celebrazione del loro giorno di festa con un articolo di sostegno. Immagino quelle donne abituate a portare i propri figli all’asilo nido perché lavoratrici, magari da quando il bebè aveva compiuto 3-4 mesi, insomma non deve essere stato facile per loro a livello emotivo sia prima che ora. In qualche modo si saranno organizzate per poter suprare le difficoltà quotidiane, ma che mi dite riguardo ai sensi di colpa? Questo è un tema delicato e ne parlo con molto rispetto. Ecco, penso che durante questo periodo di quarantena forzata molte donne abbiano potuto dissiparle. In che modo? Con la consapevolezza che si potesse rinstaurare un nuovo sistema di comunicazione con i figli. Pur non avendolo scelto, lo scenario presente a causa di questo coronavirus ci proponeva di passare molte ore a casa con i nostri figli. Mi auguro che queste ore siano servire a queste mamme lavoratrici per farsi percepire più presenti e percettive. Immagino che comunque l’orario del telelavoro scandisse le loro lunghe giornate, ma penso che durante i pranzi e le cene insieme ci si sia potuti aprire più spiragli di dialogo, di comunicazione tra i membri della famiglia. Non mi riferisco a scambi di battute superficiali, ma a quelle che davvero ci fanno conoscere gli uni con gli altri, per esempio esternando le nostre emozioni. Si parla spesso di tempo qualitativo contro tempo quantitativo. L’ideale sarebbe che l’uno includesse l’altro, ma non si può sempre fare, chiaro.

La società ci rende delle donne multisfaccettate con vari ruoli e responsabilità, delle supereroine, insomma. Considero che l’altruismo sia prerogativa più del sesso femminile, perché legato di più e di solito all’istinto materno. Mi auguro che se da una parte c’è il desiderio di realizzazione personale, dall’altra ci sia la consapevolezza che quando si diventa madre ci si accosti di più a livello intuitivo all’altruismo. Come exstudentessa del liceo classico e amante dell’etimologia, vi ricordo che la parola “sacrificio” viene dal latino sacrum “azione sacra” e facere “fare” , la sua traduzione sarà “rendere sacro ciò che si fa”. Rinnovo la mia solidarietà nei confronti delle donne telelavoratrici che si trovano in casa questi giorni e che probabilmente stanno vivendo in modo duro questa realtà. Mi rivolgo anche alle donne che come me hanno tanti interessi culturali e che hanno scelto di lavorare principalmente a casa per la famiglia, fatevi forza, coraggio, ricordate di prendere il lato positivo di questa nuova esperienza che ci ha unito tutti nella solidarietà: conoscere i nostri figli e avere finalmente il tempo per ascoltarli. Oltre a queste donne vorrei mandare un messaggio di speranza anche a tutte quelle che hanno perso il lavoro durante questa pandemia, a loro la mia più sentita solidarietà con l’augurio di trovarne presto un altro per tornare a essere le persone che voglione essere. Forza donne, forza mamme!

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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