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La serie catalana “Merlí”

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Che le cose siano in un modo, non significa che non si possano cambiare” Con questa citazione oggi vorrei parlarvi di una serie catalana che ha avuto molto successo, prima in Catalogna, poi in Spagna e poi addirittura in Sud America. Questa serie nasce in lingua catalana, in seguito è stata doppiata in castigliano ed in inglese per poterla esportare. Infatti nel 2016 Netflix ne acquista i diritti per gli Stati Uniti e per l’America Latina. La serie si divide in tre stagioni, ed è trasmessa per la prima volta dall’emittente catalana TV3 il 14 settembre 2015, per proseguire poi fino al 15 gennaio 2018. Per quanto mi riguarda ho avuto modo di vederla ad aprile durante il confinamento a casa. Mi ricordo che questa serie era molto citata dalle alunne che con me frequentavano, prima della quarantena, un incontro gratuito settimanale di conversazione catalana. Dopo l’ennesima citazione mi sono decisa e l’ho iniziata a vedere. Mi ricordo che all’inizio pensavo:” cos’è?, vediamo…bo.”, invece poi, come capita di solito all’inizio di una nuova serie, dobbiamo entrarci dentro, capirla e poi giudicarla. Così è stato e dopo qualche puntata ne ho colto il senso e mi ha conquistato. L’idea che parli di un professore di filosofia già mi piaceva un sacco. Capita spesso che mano mano che si va avanti con una serie nuova si conosca il suo potenziale. Ed è quello che è successo a me conoscendo meglio il protagonista, questo professore di filosofia che chiama i suoi alunni “i peripatetici del secolo XXI”. Egli si presenta a loro il primo giorno di scuola, esclamando:” voglio che la filosofia via faccia eccitare”. Ad ogni puntata si spiegherà un filosofo differente, e lo sceneggiatore ne prenderà spunto per intrecciare le varie situazioni che i personaggi di volta in volta dovranno risolvere. Una scuola di vita, insomma. In un modo si insegnerà la filosofia, dall’altra si userà questa per riflettere su come “usarla” nel quotidiano. Mi sembra un’intuizione brillante e necessaria (in senso filosofico). Tornado al prof. egli è un provocatore, uno che dice le cose in faccia, sincero, a volte per questo quasi spregiudicato. All’inizio sembrerà egli stesso un problema da risolvere, soprattutto per il personale docente, con il quale si troverà a lavorare per la prima volta. Avrà a che fare anche con un figlio adolescente, che inoltre si ritroverà in classe, con il quale però il rapporto è conflittuale. Avrà modo di farsi conoscere davvero per quello che è. Come? Beh, non posso svelarvi proprio tutto, dài. Posso solo dirvi che il suo modo d’essere mi ha conquistato, e non solo a me. Entrando in un liceo del quartiere di Sarrià a Barcellona (istituto in catalano) Merlí Bergeron conquisterà piano piano varie persone, soprattutto alcuni alunni, divenendo invece una persona scomoda per altre. Insomma una figura che fin dall’inizio irrompe con tutti i suoi valori, che fa rumore, ma che poi garantirà un nuovo equilibrio, e saranno in molti, oltre a me, ad amarlo.

La mente dello sceneggiatore catalano Héctor Lozano ha creato davvero qualcosa di potente. Secondo me questa serie ha avuto tanto successo perché parla con il cuore e in modo istruttivo delle problematiche adolescenziali, e del rapporto che questi ragazzi hanno con se stessi, con le loro famiglie, con i compagni di classe, con i professori. Tutto molto veritiero, fa parte della vita. Se da un lato, come ha affermato lo stesso sceneggiatore, questa è una serie ottimista, dall’altro, secondo me, è potente perché dona spazio e visibilità educativa a temi forti come la scoperta della sessualità sia etero che omosessuale. Tra l’altro apre spunti di riflessione su quello che è il metodo educativo produttivo, soprattutto nell’ambito adolescenziale. Nella maggior parte dei cari esce fuori l’importanza dell’ascolto, della comunicazione, della ricerca della soluzione insieme del problema, dell’accettazione. Credo sia una serie che dovrebbero vedere molti genitori con i figli di quella età, stiamo parlando dei 16 anni fino ai 18/19 anni, il momento di maturazione, quando la fase fanciullesca si spinge dirompente verso quella adulta. Il regista Eduard Cortés dirige attori molto bravi e promettenti. Sono giovani, sono adulti e sono più anziani. Penso di averli apprezzati più o meno tutti, certo, con le mie preferenze. Prima tra tutte il protagonista, il prof. Merlí, penso che già il nome è tutto un programma, evoca una sua capacità magica di saper risolvere i problemi, come fosse un mago, appunto il grande Merlino. Il suo ruolo è interpretato dall’attore catalano Francesc Orella. Ho fatto delle ricerche, tutti o quasi gli attori che partecipano a questa serie sono catalani. Considerato che devo fare pratica d’ascolto per continuare ad apprendere la lingua, non c’è niente di meglio che allenare la mente con una buona, se non ottima serie da seguire ogni sera. Ci credete che la sera mio marito e io (perché alla fine ho coinvolto anche lui nella visione, e devo dire che ha apprezzato) andavamo a dormire parlandoci a vicenda con frasi in catalano? Della serie, comincio a sognare nella lingua della Catalogna! Un altro personaggio che mi ha divertito molto, davvero me ne sono affezionata, è la nonna, la iaia in catalano, la Carmina Calduch, interpretata dall’attrice Anna M. Barbany, deliziosa. Poi ci sono Pol Rubio interpretato dall’attore Carlos Cuevas, Bruno da David Solans, Ivan, questi gli altri nomi che mi hanno affascinato e cullato in quelle notti di quarantena in versione full immersion di cultura catalana. Perché del resto di questo si tratta, di conoscere, attraverso una serie televisiva, le modalità in cui vivono i catalani ai giorni nostri, e nello specifico avvicinarsi ai modi di dire dei giovani di quella età, capire quali siano i loro gusti, come pensano, quali i valori in cui credono. Penso che ciò potrà risultare utile anche a genitori, che come me e mio marito, stanno crescendo dei figli italiani (di orgine) in Catalogna. Insomma tutto fa brodo, poi se il brodo è così gustoso e saporito, ben vengano le serie catalane. Verificate che se uscirà nei prossimi giorni o mesi anche nella piattaforma italiana di Netflix, se fosse così non perdetevela. Sono tante le frasi memorabili della serie, tutte con sfumature filosofiche. Eccone alcune, ve le ho tradotte; con queste riflessioni vi saluto e vi rimando alla prossima “puntata/articolo” su questo schermo/blog.

Che le cose siano in un modo, non significa che non si possano cambiare

Che la vita sia assurda non implica che dobbiamo cadere in una profonda apatia.”

Non ha senso che ci preoccupiamo per la morte. Mentre esistiamo, la morte non è presente. E quando la morte si presenterà, non già non esisteremo.

L’amore non corrisposto è una puttanata, però non significa che nel futuro qualcuno non si innamori di te con la stessa intensità.”

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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