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DIADA 2020: spirito catalano speciale Covid 19

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Ogni anno in Catalogna l’ 11 settembre si celebra la Diada. Giorno importante per la maggior parte dei catalani, che orgogliosi della loro cultura, riaffermano la loro identità. La storia vuole che l’11 settembre del 1714 i catalani, dopo vari giorni di assedio e di coraggiosa resistenza, siano caduti sotto le truppe borboniche. Questa battaglia pose fine al sogno di indipendenza catalana. O almeno per quel momento lì, visto che lo spirito catalanista è vivo e vegeto, protraendosi con dignità fino ai giorni nostri. Pur essendo l’11 settembre in realtà una data che ricorda una sconfitta, ancora oggi il giorno è ricordato per riconfermare lo spirito catalano. Molte persone autoctone ancora oggi auspicano all’indipendenza, alla Repubblica catalana. Come persona italiana, che vive la quotidianità a Barcellona da sette anni, perciò immersa nella cultura catalana (diversa da quella spagnola), mi sento di voler capire, conoscere e rispettare il sentire di questo popolo, che da secoli sogna ancora oggi la Catalogna libera dalla monarchia e scevra dallo stato spagnolo. La mia è una descrizione di quello che percepisco per le strade e parlando con le persone del posto, i miei non sono giudizi di valore, nel senso che non mi schiero da una parte o dall’altra, ma rispetto la storia della loro identità culturale, mi ci immergo come sociologa, come cittadina di Barcellona e come donna sensibile alla multiculturalità.

Di solito ogni 11 settembre fiumi di persone si riversano per le strade della Catalogna, in diverse città e paesi per manifestare la loro unione come popolo. Quest’anno per via del coronavirus non ci saranno manifestazioni massive, ma ho notato per strada che si stavano montando palchi per riunire persone all’aperto, con musica, con stand di magliette e bandiere indipendentiste. Insomma si fa quel che si può per ribadire lo spiritò catalano che sopravvive e si rafforza anno dopo anno, almeno così mi sembra.

Persone a Barcellona con le magliette dealla Diada, bandiere catalane e indipendentiste

Per l’occasione le pasticcerie sono munite di dolci e pani decorati con la bandiera catalana. Per festeggiare ho comprato “el pa de la Diada“, il pane della Diada fatto con farina, noci, formaggio e soppressata. Buono, non lo avevo mai assaggiato. Anche caro però, una pagnottella di 270 grammi a 4 euro.

Il pane della Diada, fatto con farina, noci, formaggio e soppressata catalana, simboleggia la bandiera a strisce gialle e rosse della Catalogna

Tra poco usciremo per farci un giro in questa Barcellona spoglia di turisti, molto più vivibile, per osservare la festa della Diada, atipica quest’anno, con meno persone, con meno confusione, ma piena di sventolio di bandiere a strisce gialle e rosse, molte anche con il triangolo blu e la stella bianca al centro, simbolo dei più radicali. Per concludere lascio due righe in catalano che simboleggiano il loro orgoglio:

“Nostra Terra Catalunya, nostra parla català, nostra dansa sardana, nostre desig la llibertat”

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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