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Quando un’amica ritorna in Italia

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Oggi ho voglia di scrivere sul tema “ritorno in patria”, non mio, ma di una mia amica. Quando si vive all’estero si ha spesso l’animo diviso serenamente in due: c’è una parte di noi formatasi nella nazione nativa e l’altra che cresce, che cambia e che si trasforma nella nuova terra, il luogo dove si è scelto di andare a vivere. Spesso questa è una diversa nazione e allora sono tanti i cambiamenti da affrontare: lingua, posto, usanze, amicizie. Ed è proprio di questo che vorrei parlarvi oggi, di quando una nostra amica o amico torna nel paese nativo, quello che abbiamo lasciato. In questi giorni a me sta succedendo proprio di vivere questa esperienza. Una mia amica, che dico?, una delle mie migliori amiche di Roma, della mia città nativa, che vive a Barcellona come me, ma da più tempo di me, torna in Italia, ma non Roma. Contorto, forse? No, niente affatto, ora mi spiego meglio.

Quando più di sette anni fa mi sono trasferita a Barcellona ero contenta di sapere che ci viveva anche la mia cara amica. All’inizio infatti lei subito mi ha aiutato a conoscere meglio la città, “quella è una strada pericolosa, non ci entrare”, “lì ci compri i legumi di ottima qualità”, “lì c’è il mercato del quartiere”. Inoltre mi spronava a parlare la lingua, all’inizio si trattava solo di apprendere il castigliano. Appena giunta a Barcellona, per coincidenza sono andata a vivere in una casa nel quartiere Born, proprio accanto alla sua casa a Plaça Sant Pere. Mi ricordo ancora quanti pranzi ho fatto con lei e il suo compagno, anche lui italiano, parlando di inviare Curriculum, di imparare la lingua, di come si vive lì. È stata anche la prima persona che mi ha letteralmente soccorso e portato all’ospedale, quando soffrivo d’iperemesi in gravidanza. Ricordo ancora il citofono dell’appartamento di Avinguda Gaudí (dopo qualche mese mi sono trasferita dal Born al quartiere di Sagrada Família), che suonava e suonava e io che non riuscivo a mettere un piede giù dal letto, per quanta nausea avessi. Alla fine sono riuscita a trascinarmi alla porta: “hola , quién es?” , era lei, la mia cara amica di Roma che viveva a Barcellona da tanti anni, che appena entrata in casa seppe così da me che stavo aspettando un bambino, da più o meno un mesetto. Facemmo la passeggiata che va verso l’Hospital de Sant Pau con me che ogni due minuti dovevo vomitare… malgrado tutto ricordo le risate di quella situazione inaspettata. Arrivati in ospedale mi ricevono per fare la prima ecografia, che ho fatto con lei, con la mia amica, e ridevamo perché a sentire il cuore del bebè per la prima volta c’era lei e non il mio compagno, che poi sarebbe diventato mio marito, e che lei conosceva benissimo, ma questa è un’altra storia.

Qualche anno dopo è toccato a lei dare alla luce e allora ci siamo unite di più come donne. Siamo diventate amiche-mamme, non ci incontravamo più per aperitivi a due, ma per andare con i bimbi al parco. E così è andata oggi, oggi che ci siamo salutati al Born, il quartiere dove la nostra amicizia da Roma si è spostata a Barcellona. Come da qualche tempo ormai a questa parte, anche questa volta non eravamo solo noi due, ma c’erano figli e mariti al seguito, simbolo dei tanti cambiamenti in questa città catalana. Ma è così che ci piace, ho sempre sostenuto che il cambiamento è vita. E allora buon rientro in Italia cara amica. Anche questo succede, quando si sceglie di vivere all’estero, che qualcuno ti lasci e torni da dove tu sei venuto. Anche se mio marito e io spesso pensiamo di tornare, per ora sappiamo che non è il nostro momento, ancora non si è concluso il nostro ciclo all’estero. Invece quello della mia cara amica romana, che viveva da tanti anni a Barcellona sì. Ognuno fa le proprie scelte e la vita è bella così, perché è imprevedibile e tutto può succedere. Oggi però non vi racconterò con la tristezza nel cuore di aver incontrato la mia amica a Barcellona per l’ultima volta, (per quanto abbia dei sentimenti di dispiacere), ma vi parlerò del lato positivo, di quanto sia importante mettersi in gioco, cambiare aria, ricominciare. Tutto ciò è a mio avviso elettrizzante. Buttarsi nell’avventura è vivere. Concludo con un modo di dire italiano: in bocca al lupo mia cara amica romana che vivevi da tanti anni a Barcellona. Invece in catalano è “que et vagi molt bé“. Sappiamo entrambe che il nostro non è un “adeu“, ma un “a reveure“, e come direbbero i nostri connazionali che tra poco rivedrai, “un arrivederci”.

21/02/21 ultimo giorno insieme a Barcellona
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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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