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Guardiamo il lato positivo

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Il gioco di parole è doveroso di questi tempi, sono “positivo”, ma in che senso? Durante il lungo periodo di isolamento da Covid non volevo più sentire questo aggettivo: positivo. Invece preferivo esprimermi dicendo “il lato buono”, oppure “il lato favorevole”. Il termine “positivo” proprio non mi andava giù.

Uno dei gatti di mia mamma nel giardino durante il confinamento

La storia è andata più o meno così, molto simile a quella di altre famiglie che come noi viaggiano di questi tempi di pandemia tra Barcellona e Roma per raggiungere i familiari per le feste. Noi siamo arrivati il 23 dicembre 2021a Roma con quattro tamponi negativi. Ci rechiamo a casa di mia mamma e lì incontriamo solo due persone, ebbene dopo quattro giorni risulto prima positiva io, poi due giorni dopo mio marito e dopo uno dei miei due fratelli, sintesi tutti a casa con il Covid. L’unica vispa era mia madre, che aveva ricevuto la terza dose da quindici giorni, perciò il suo medico le comunicava che poteva uscire. La sola che poteva andare a fare la spesa e organizzarci la vita in quei giorni, come si dice la forza dell’amore delle mamme. Tra l’altro i miei due figli piccoli, risultati al principio negativi, si intrattenevano tranquilli nel giardino di casa con i quattro gatti di mia mamma, quasi incuranti dei dieci giorni di isolamento che ci aspettavano.

Due dei quattro gatti di mia mamma che ci hanno fatto compagnia durante l’isolamento Covid

Alla fine tutto bene. Quello che dobbiamo dire è che l’importante è averla superata e stare bene. Qualcuno si chiederà: “E allora, questo lato “positivo” del confinamento qual è?” Ve lo spiego subito. Per me è stata l’occasione per stare qualche giorno in più con mia madre, con mio fratello, vivere tutti insieme in quella casa familiare, come quando non ero sposata. Alla fine, vi dirò, mi sono rigenerata. Purtroppo non sentivo nè odori nè sapori, perciò mi sono persa vari piatti tipici della cucina di mia mamma, ai quali esclamavo partecipativa solo un: “Che bel pollo”, o “belle queste tagliatelle fatte in casa!” Insomma guardavo il lato estetico. Ma ti pare, una volta che vengo a Roma non posso assaporare la cucina italiana? Va beh, lasciamo stare…

Salie scendio le scale, uno dei passatempi durante i dieci giorni

Alla fine dei dieci giorni di isolamento, quando dovevano fare il tampone di uscita, che tanto per la cronaca a Barcellona non si fa, o meglio, si sta a casa solo sette giorni dalla positività e poi si esce direttamente, mio figlio più piccolo risultava positivo, perciò vai con altri 10 giorni. Certo, poveri i bambini ancora a casa senza uscire, ma tanto avevano i gatti, il giardinetto, le scale da salire e da scendere… Per fortuna mio figlio era asintomatico, perciò penso in modo rapido, faccio un calcolo e scopro che il suo isolamento di altri dieci giorni sarebbe finito il giorno prima del mio compleanno. Guardo mio marito ed esclamo: “Allora possiamo festeggiarlo qui tutti insieme?!”

Un’altra gatta di mia mamma partecipa alla festa

Guardare il lato positivo. E così è stato, abbiamo aspettato il tampone negativo di mio figlio e poi in giro per Roma a festeggiare! Che bello, erano nove anni che stavo all’estero per il mio compleanno e invece questa volta a Roma. Davvero una bella sorpresa, inaspettata, quella che si gusta di più. Siamo ripartiti per Barcellona dopo un mese, il 22 gennaio 2022.

Detto questo, il mio consiglio è: guardate il lato positivo di ciò che vi succede, a volte sembra che non ci sia, ma bisogna scovarlo, vi sorprenderà!

Sapete com’è andata a finire? Che ho aspettato che tornasse dalla Florida anche l’altro mio fratello, che era partito per lavoro e che lì si è preso il Covid pure lui, a distanza di chilometri. Insomma quando ci siamo riuniti, tre giorni dopo il mio compleanno abbiamo festeggiato tutti insieme la rimpatriata, tutti expositivi, ora negativi, ma contenti di aver intravisto e vissuto il vero lato positivo.

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Chiara Elia

Nasco a Roma il 18 gennaio 1980. Ho due bambini piccoli, una femmina e un maschio. Sono laureata in Sociologia indirizzo di Comunicazione e Mass Media (tesi di laurea in Sociologia della Famiglia). Ho pubblicato tre libri di poesie, due di favole e un romanzo. Vivo a Barcellona dal 2013. Parlo italiano, inglese, spagnolo e catalano. Ho studiato danza flamenca per più di dieci anni.

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